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Vuoi sapere cosa c'è a Olgiate? Scarica il Calendario delle Manifestazioni del 2009


Con il patrocinio della REALE AMBASCIATA DANESE


La città di Olgiate Comasco e l'incantato mondo delle fiabe ...un binomio ormai indissolubile!
L'Amministrazione Comunale guidata dalla Prof.ssa Maria Rita Livio e l'Assessorato alla Cultura, con il coinvolgimento della Biblioteca Comunale S.Mondo, della Pro Loco Olgiatese e di numerose associazioni e volontari presenti e operanti in città, sono lieti di comunicare che, dal giorno 26 febbraio fino al 26 marzo successivo, il Centro Congressi Medioevo ospiterà una grande Mostra di illustratori per l'Infanzia, dal titolo "Sirenette di carta e soldatini d'inchiostro" dedicata ad Hans Christian Andersen per i 200 anni dalla nascita di questo grande autore danese che raccontando il fantastico quotidiano rivoluzionò per sempre il mondo delle favole.
Quanti di noi non sono rimasti affascinati dalle avventure del brutto anatroccolo, accompagnandolo idealmente in tutte le peripezie e torti subiti fino al momento in cui si trasforma in uno splendido cigno; quanti non hanno fatto il tifo per la bella sirenetta affinché non diventasse umana coronando il suo sogno d'amore con il principe; e quanti ancora non hanno sorriso davanti alla superficialità con la quale l'Imperatore decide di farsi i "vestiti nuovi" donando una fortuna ad alcuni imbroglioni per poi rendersi conto di essere rimasto letteralmente "in mutande" …queste sono solo alcune delle fiabe che hanno accompagnato la nostra infanzia , che ci hanno fatto sorridere o molto più probabilmente commuovere e che potremmo tornare ad ammirare e rivedere visitando la mostra dedicata a H.C.Andersen.
Le Mostra, o meglio le mostre presenti al Medioevo sono :"Sirenette di carta e soldatini di inchiostro", "Le nuove illustrazioni dell'imperatore", "Ole Chiudilocchio" oltre alle "Illustrazioni e creazioni degli studenti di Arti Visive dell'istituto Europeo di Design di Milano".
La mostra "Sirenette di carta e soldatini di inchiostro" è un omaggio alla straordinaria capacità dello scrittore di rivelare a bambini e adulti verità universali attraverso personaggi entrati a far parte dell'immaginario collettivo di ogni parte del mondo.
Nel contempo è l'occasione per conoscere alcuni tra i maggiori illustratori italiani per l'infanzia.
Ognuno di loro ha scelto di rappresentare con una tavola una fiaba di Andersen.
Un'occasione importante per confrontare stili, tecniche, tendenze, segni anche molto diversi ma uniti nel saper e voler emozionare e stupire, far sognare e sorprendere.
Nell'ambito della stessa saranno esposte opere dei giovani illustratori dell'Istituto Europeo del Design di Milano, scuola di grande fama nel settore con la quale è in corso una collaborazione in un progetto didattico seguito dal prof. Ferruccio Giromini, dalla prof.ssa Daniela Brambilla e dall'illustratrice Anna Laura Cantone.
Tutto quanto sarà prodotto ed esposto ad Olgiate verrà, poi, pubblicato anche sulla rivista Andersen.
La mostra. quale ulteirore riconoscimento ha ottenuto inoltre l'ambitissimo patrocinio della Reale Ambasciata Danese, come già avvenuto per le medesime iniziative di successo allestite ed organizzate in grandi città quali Genova, Bologna e Roma.

L'evento olgiatese sarà accompagnato, come già avvenuto nel 2003 e nel 2004, dalle giornate di manifestazioni di FANTASTICOLGIATE, previste per domenica 12 e domenica 26 marzo, che vedranno la chiusura del centro cittadino per spettacoli teatrali, di giocoleria, di magia e di musica, nonché laboratori creativi e letture animate.

La MOSTRA "LE FIABE DI ANDERSEN IN CITTA'" avrà i seguenti orari d'apertura:
da lunedì a venerdì dalle ore 15,00 alle 18,00
sabato e domenica dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00
Visite guidate per scolaresche e gruppi al mattino su prenotazione.

Per informazioni e per prenotare le visite guidate per le scolaresche, da effettuarsi nei giorni di martedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 12 si può contattare la Biblioteca Comunale al numero 031-946388.

 

Sabato 25 Febbraio 2006
Ore 17.00 Medioevo
Inaugurazione della Mostra Internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia

Ore 17.45 Medioevo
seguirà lo Spettacolo Teatrale
"I Vestiti Nuovi dell'Imperatore"

 

 

 

Domenica 12 Marzo 2006
Dalle ore 10.00 alle ore 18.30

Spettacoli ed attrazioni per tutto il giorno

LA CREATIVENDOLERIA - L'ELLEBORO - (Spello, PG) Orario spettacolo 11.30 - 15.00 e 16.00
"FiliBUStiere". Uno spettacolare galeone pieno di... pirati!

ARTEATRO - (Cazzago Brabbia, VA)Orario Spettacolo 14.30 e 17.30
"Biancaneve". Rivisitazione poetica e divertente della fiaba di Biancaneve.

MAMO - (San Fermo, CO), Orario Spettacolo 11.00 - 15.00 e 16.00
"Piume arruffate e onde del mare". Letture animate per i
più piccoli.

IL CERCHIO TONDO - (Mandello del Lario, CO), Orario Spettacolo 11.30 - 14.30 e 16.30
"Il circo dei burattini". Burattini e marionette giocano agli artisti del circo.

VERONICA GONZALEZ - (Forlimpopoli, FC), Orario Spettacolo 11.00 - 14.30 e 16.00
"C'era una volta un piede". Un fantastico teatrino tutto fatto... con i piedi!

MICHELA MERAZZI - (Grecia) Orari 10.45, 11.15, 12.45, 13.15
"I vestiti nuovi dell'Imperatore, "Giambabbeo", "La sirenetta", "La pastorella e lo spazzacamino". Narrazioni intorno alle più belle fiabe di Andersen.

GIANCARLO MIGLIORATI - (Stezzano, BG). Orario Spettacolo 15.00 e 17.00
"Le storie di Andersen". Letture animate e asta di piccoli oggetti strani.

ITALENTO - (Ravenna).Orario Spettacolo 11.30 e 14.30
"Gli Sbiellati". Clown, giocolieri, scultori di palloncini, cavalcano incredibili bolidi senza pistoni.

ASSOCIAZIONE G.A.A.S. - (Bagnaria, PV).Orario Spettacolo 12.00 e 15.30
"Giorgio One Man Jazz Band" e "Walter il funambolo dei Tarocchi giganti". L'incontenibile simpatia di Giorgio e le doti acrobatiche di Walter.

LABORATORI LUDICI E CREATIVI "Il Castello dell'Imperatore"dalle ore 10.45 alle ore 13.00 e dalle ore 14.30 alle ore 18.00

BIBLIOMOSTRA, Auditorium Medioevo dalle ore 10.45 alle ore 13.00 e dalle ore 14.30 alle ore 18.00

* IL MERCATINO&CORTILE DEI GOLOSI: Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) espositori di generi alimentari e leccornie

 

 

Domenica 26 Marzo 2006
Dalle ore 10.00 alle ore 19
Spettacoli ed attrazioni per tutto il giorno

LA CREATIVENDOLERIA - L'ELLEBORO - (Spello, PG)
"Il Campuer". Uno strano camper pieno di sorprese.

ANDREA LORENI - (Torino)
"Il funambolo". Uno spettacolo da restare col fiato sospeso.

IL BAULE VOLANTE - (Ferrara)
"Il tenace soldatino di stagno e altre storie". Un giocattolo che si sente solo... ma dentro di lui batte un piccolo cuore di stagno che lo accompagnerà in un viaggio avventuroso.

IL TEATRINO DELL'ERBA MATTA - (Toirano - SV)
"L'acciarino magico". Un soldato incontra una strega...

TEATRO DEL DRAGO - (Ravenna)
"Il rapimento del principe Carlo". Spettacolo di burattini.

MICHELA MERAZZI - (Grecia)
"I vestiti nuovi dell'Imperatore, "Giambabbeo", "La sirenetta", "La pastorella e lo spazzacamino". Narrazioni intorno alle più belle fiabe di Andersen.

IL TEATRO VIAGGIANTE - (Cologno Monzese - MI)
"Panem et circensis". Una divertente parodia del circo tradizionale insieme a Cip e Ciop.

MAMO - (San Fermo - CO)
"Piume arruffate e onde del mare". Letture animate per i
più piccoli.

ITALENTO - (Ravenna).
"I giganti di Baloss", "I giocolieri" e "Il Carillon". Un romantico carillon con le ruote e la sua dolce ballerina. Funamboli e giocolieri per stare insieme in allegria.

JAMBÈ. Bonghi e percussioni

MANGIAFUOCO E GIOCOLERIA

LABORATORI LUDICI E CREATIVI

* IL MERCATINO&CORTILE DEI GOLOSI: Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) espositori di generi alimentari e leccornie

SPETTACOLO PIROTECNICO

" Piazzetta del Soldatino"ore 21.00

 


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fiabe di Andersen

 


La Principessa sul Pisello
di Hans Christian Andersen

 

C'era una volta un principe che voleva avere per sé una principessa, ma doveva essere una vera principessa.
Perciò viaggiò per tutto il mondo per trovarne una, ma ogni volta c'era qualcosa di strano: di principesse ce n'erano molte, ma non poteva mai essere certo che fossero vere principesse; infatti sempre qualcosa andava storto. Così se ne tornò a casa e era veramente molto triste, perché desiderava di cuore trovare una vera principessa.
Una sera c'era un tempo pessimo, lampeggiava e tuonava, la pioggia scrosciava, che cosa terribile! Bussarono alla porta della città e il vecchio re andò a aprire.
C'era una principessa lì fuori. Ma come era conciata con quella pioggia e quel brutto tempo! L'acqua le scorreva lungo i capelli e gli abiti e le entrava nelle scarpe dalla punta e le usciva dai tacchi; eppure sosteneva di essere una vera principessa.
“Adesso lo scopriremo!” pensò la vecchia regina, ma non disse nulla, andò nella camera da letto, tolse tutte le coperte e mise sul fondo del letto un pisello, su cui mise venti materassi e poi venti piumini.


Lì doveva passare la notte la principessa.
Il mattino successivo le chiesero come avesse dormito.
«Oh, terribilmente male» disse la principessa «non ho quasi chiuso occhio tutta la notte. Dio solo sa, che cosa c'era nel letto! Ero sdraiata su qualcosa di duro, e ora sono tutta un livido. È terribile!»

Così poterono constatare che era una vera principessa, perché attraverso i venti materassi e i venti piumini aveva sentito il pisello. Nessuno poteva essere così sensibile se non una vera principessa.
Il principe la prese in sposa, perché ora sapeva di aver trovato una vera principessa, e il pisello fu messo nella galleria d'arte, dove ancor oggi si può ammirare, se nessuno l'ha preso.
Bada bene, questa è una storia vera!

Il brutto anatroccolo
di Hans Christian Andersen

 

Era così bello in campagna, era estate! Il grano era bello giallo, l'avena era verde e il fieno era stato ammucchiato nei prati; la cicogna passeggiava sulle sue slanciate zampe rosa e parlava egiziano, perché aveva imparato quella lingua da sua madre. Intorno ai campi e al prati c'erano grandi boschi, e in mezzo al boschi si trovavano laghi profondi; era proprio bello in campagna! Esposto al sole si trovava un vecchio maniero circondato da profondi canali, e tra il muro e l'acqua crescevano grosse foglie di farfaraccio, e erano così alte che i bambini più piccoli potevano stare dritti all'ombra delle più grandi. Quel luogo era selvaggio come un profondo bosco; lì si trovava un'anatra col suo nido. Doveva covare gli anatroccoli, ma ormai era quasi stanca, sia perché ci voleva tanto tempo sia perché non riceveva quasi mai visite. Le altre anatre preferivano nuotare lungo i canali piuttosto che risalire la riva e sedersi sotto una foglia di farfaraccio a chiacchierare con lei.
Finalmente una dopo l'altra, le uova scricchiolarono. «Pip, pip» si sentì, tutti i tuorli delle uova erano diventati vivi e sporgevano fuori la testolina.

«Qua, qua!» disse l'anatra, e subito tutti schiamazzarono a più non posso, guardando da ogni parte sotto le verdi foglie; e la madre lasciò che guardassero, perché il verde fa bene agli occhi.
«Com'è grande il mondo!» esclamarono i piccoli, adesso infatti avevano molto più spazio di quando stavano nell'uovo.
«Credete forse che questo sia tutto il mondo?» chiese la madre. «Si stende molto lontano, oltre il giardino, fino al prato del pastore; ma fin là non sono mai stata. Ci siete tutti, vero?» e intanto si alzò. «No, non siete tutti. L'uovo più grande è ancora qui. Quanto ci vorrà? Ormai sono quasi stufa» e si rimise a covare.
«Allora, come va?» chiese una vecchia anatra giunta a farle visita.
«Ci vuole tanto tempo per quest'unico uovo!» rispose l'anatra che covava. «Non vuole rompersi. Ma dovresti vedere gli altri! Sono i più deliziosi anatroccoli che io abbia mai visto assomigliano tanto al loro padre, quel briccone, che non viene neppure a trovarmi.»
«Fammi vedere l'uovo che non si vuole rompere!» disse la vecchia. «Può essere un uovo di tacchina! Anch'io sono stata ingannata una volta, e ho passato dei guai con i piccoli che avevano una paura incredibile dell'acqua. Non riuscii a farli uscire. Schiamazzai e beccai, ma non servì a nulla. Fammi vedere l'uovo. Sì, è un uovo di tacchina. Lascialo stare e insegna piuttosto a nuotare ai tuoi piccoli.»
«Adesso lo covo ancora un po'; l'ho covato così a lungo che posso farlo ancora un po'!»

«Fai come vuoi!» commentò la vecchia anatra andandosene.
Finalmente quel grosso uovo si ruppe. «Pip, pip» esclamò il piccolo e uscì: era molto grande e brutto. L'anatra lo osservò.
«È un anatroccolo esageratamente grosso!» disse. «Nessuno degli altri è come lui! Purché non sia un piccolo di tacchina! Bene, lo scopriremo presto. Deve entrare in acqua, anche a costo di prenderlo a calci!»
Il giorno dopo era una giornata bellissima; il sole splendeva sulle verdi foglie di farfaraccio. Mamma anatra arrivò con tutta la famiglia al canale. Splash! si buttò in acqua; «qua, qua!» disse, e tutti i piccoli si tuffarono uno dopo l'altro. L'acqua coprì le loro testoline, ma subito tornarono a galla e galleggiarono beatamente; le zampe si muovevano da sole e c'erano proprio tutti, anche il piccolo brutto e grigio nuotava con loro.
«No, non è un tacchino!» esclamò l'anatra «guarda come muove bene le zampe, come si tiene ben dritto! È proprio mio! In fondo è anche carino se lo si guarda bene. Qua, qua! venite con me, vi condurrò nel mondo e vi presenterò agli altri abitanti del pollaio, ma state sempre vicino a me, che nessuno vi calpesti, e fate attenzione al gatto!»
Entrarono nel pollaio. C'era un chiasso terribile, perché due famiglie si contendevano una testa d'anguilla, che alla fine andò al gatto.
«Vedete come va il mondo!» disse la mamma anatra leccandosi il becco, dato che anche lei avrebbe voluto la testa d'anguilla. «Adesso muovete le zampe» aggiunse «provate a salutare e a inchinarvi a quella vecchia anatra. È la più distinta di tutte, è di origine spagnola, per questo è così pesante! Guardate, ha uno straccio rosso intorno a una zampa. È una cosa proprio straordinaria, la massima onorificenza che un'anatra possa ottenere. Significa che non la si vuole abbandonare, e che è rispettata sia dagli animali che dagli uomini. Muovetevi! Non tenete i piedi in dentro! Un anatroccolo ben educato tiene le gambe ben larghe, proprio come il babbo e la mamma. Ecco! Adesso chinate il collo e dite qua!»
E così fecero, ma le altre anatre lì intorno li guardarono e esclamarono: «Guardate! Adesso arriva la processione, come se non fossimo abbastanza, e, mamma mia com'è brutto quell'anatroccolo! Lui non lo vogliamo!» e subito un'anatra gli volò vicino e lo beccò alla nuca.
«Lasciatelo stare» gridò la madre «non ha fatto niente a nessuno!»
«Sì, ma è troppo grosso e strano!» rispose l'anatra che lo aveva beccato «e quindi ne prenderà un bel po'!»
«Che bei piccini ha mamma anatra!» disse la vecchia con lo straccetto intorno alla zampa «sono tutti belli, eccetto uno, che non è venuto bene. Sarebbe bello che lo potesse rifare!»
«Non è possibile, Vostra Grazia!» rispose mamma anatra «non è bello, ma è di animo molto buono e nuota bene come tutti gli altri, anzi un po' meglio. Credo che, crescendo, diventerà più bello e che col tempo sarà meno grosso. È rimasto troppo a lungo nell'uovo, per questo ha un corpo non del tutto normale». E intanto lo grattò col becco sulla nuca e gli lisciò le piume. «Comunque è un maschio» aggiunse «e quindi non è così importante. Credo che avrà molta forza e riuscirà a cavarsela!».
«Gli altri anatroccoli sono graziosi» disse la vecchia. «Fate come se foste a casa vostra e, se trovate una testa d'anguilla, portatemela.»
E così fecero come se fossero a casa loro.
Ma il povero anatroccolo che era uscito per ultimo dall'uovo e che era così brutto venne beccato, spinto e preso in giro, sia dalle anatre che dalle galline: «È troppo grosso!» dicevano tutti, e il tacchino, che era nato con gli speroni e quindi credeva di essere imperatore, si gonfiò come un'imbarcazione a vele spiegate e si precipitò contro di lui, gorgogliando e con la testa tutta rossa. Il povero anatroccolo non sapeva se doveva rimanere o andare via, era molto abbattuto perché era così brutto e tutto il pollaio lo prendeva in giro.
Così passò il primo giorno, e col tempo fu sempre peggio. Il povero anatroccolo veniva cacciato da tutti, persino i suoi fratelli erano cattivi con lui e dicevano sempre: «Se solo il gatto ti prendesse, brutto mostro!» e la madre pensava: “Se tu fossi lontano da qui!”. Le anatre lo beccavano, le galline lo colpivano e la ragazza che portava il mangime alle bestie lo allontanava a calci.
Così volò oltre la siepe; gli uccellini che si trovavano tra i cespugli si alzarono in volo spaventati. “È perché io sono così brutto” pensò l'anatroccolo e chiuse gli occhi, ma continuò a correre. Arrivò così nella grande palude, abitata dalle anatre selvatiche. Lì giacque tutta la notte: era molto stanco e triste.
Il mattino dopo le anatre selvatiche si alzarono e guardarono il loro nuovo compagno. «E tu chi sei?» gli chiesero, e l'anatroccolo si voltò da ogni parte e salutò come meglio poté.
«Sei proprio brutto!» esclamarono le anatre selvatiche «ma a noi non importa nulla, purché tu non ti sposi con qualcuno della nostra famiglia!» Quel poveretto non pensava certo a sposarsi, gli bastava solamente poter stare tra i giunchi e bere un po' di acqua della palude.
Lì rimase due giorni, poi giunsero due oche selvatiche, o meglio, due paperi selvatici, dato che erano maschi. Era passato poco tempo da quando erano usciti dall'uovo e per questo erano molto spavaldi.
«Ascolta, compagno» dissero «tu sei così brutto che ci piaci molto! Vuoi venire con noi e essere uccello di passo? In un'altra palude qui vicino si trovano delle graziose oche selvatiche, tutte signorine, che sanno dire qua! Tu potresti avere fortuna, dato che sei così brutto!»
“Pum, pum!” si sentì in quel momento, entrambe le anatre caddero morte tra i giunchi e l'acqua si arrossò per il sangue. “Pum, pum!» si sentì di nuovo, e tutte le oche selvatiche si sollevarono in schiere. Poi spararono di nuovo. C'era caccia grossa; i cacciatori giravano per la palude, sì, alcuni s'erano arrampicati sui rami degli alberi e si affacciavano sui giunchi. Il fumo grigio si spandeva come una nuvola tra gli alberi neri e rimase a lungo sull'acqua. Nel fango giunsero i cani da caccia plasch, plasch! Canne e giunchi dondolavano da ogni parte. Spaventato, il povero anatroccolo piegò la testa cercando di infilarsela sotto le ali, ma in quello stesso momento si trovò vicino un cane terribilmente grosso, con la lingua che gli pendeva fuori dalla bocca e gli occhi che brillavano orrendamente; avvicinò il muso all'anatroccolo, mostrò i denti aguzzi e plasch! se ne andò senza fargli nulla.
«Dio sia lodato!» sospirò l'anatroccolo «sono così brutto che persino il cane non osa mordermi.»
E rimase tranquillo, mentre i pallini fischiavano tra i giunchi e si sentiva sparare un colpo dopo l'altro.
Solo a giorno inoltrato tornò la quiete, ma il povero giovane ancora non osava rialzarsi; attese ancora molte ore prima di guardarsi intorno, e poi si affrettò a lasciare la palude il più presto possibile. Corse per campi e prati, ma c'era molto vento e faceva fatica a avanzare.
Verso sera raggiunse una povera e piccola casa di contadini, era così misera che lei stessa non sapeva da che parte doveva cadere, e così rimaneva in piedi. Il vento soffiava intorno all'anatroccolo, tanto che lui dovette sedere sulla coda per poter resistere, ma diventava sempre peggio. Allora notò che la porta si era scardinata da un lato e era tutta inclinata, e che lui, attraverso la fessura, poteva infilarsi nella stanza, e così fece.
Qui abitava una vecchia col suo gatto e la gallina; il gatto, che lei chiamava “figliolo”, sapeva incurvare la schiena e fare le fusa, e faceva persino scintille se lo si accarezzava contro pelo. La gallina aveva le zampe piccole e basse e per questo era chiamata “coccodè gamba corta”, faceva le uova e la donna le voleva bene come a una figlia.
Al mattino si accorsero subito dell'anatroccolo estraneo, e il gatto cominciò a fare le fusa e la gallina a chiocciare.
«Che succede?» chiese la vecchia, e si guardò intorno, ma non ci vedeva bene e così credette che l'anatroccolo fosse una grassa anatra che si era smarrita. «È proprio una bella preda!» disse «ora potrò avere uova di anatra, purché non sia un maschio! Lo metterò alla prova.»
E così l'anatroccolo restò in prova per tre settimane, ma non fece nessun uovo. Il gatto era il padrone di casa e la gallina era la padrona, e sempre dicevano: «Noi e il mondo!» perché credevano di esserne la metà, e naturalmente la metà migliore. L'anatroccolo pensava che si potesse avere anche un'altra opinione, ma questo la gallina non lo sopportava.
«Fai le uova?» chiese la gallina.
«No.»
«Allora te ne vuoi stare zitto!»
E il gatto gli disse: «Sei capace di inarcare la schiena, di fare le fusa e di fare scintille?».
«No!»
«Bene, allora non devi avere più opinioni, quando parlano le persone ragionevoli.»
E l'anatroccolo se ne stava in un angolo, di cattivo umore. Poi cominciò a pensare all'aria fresca e al bel sole. Lo prese una strana voglia di andare nell'acqua, alla fine non poté trattenersi e lo disse alla gallina.
«Cosa ti succede?» gli chiese lei. «Non hai niente da fare, è per questo che ti vengono le fantasie. Fai le uova, o fai le fusa, vedrai che ti passa!»

«Ma è così bello galleggiare sull'acqua!» disse l'anatroccolo «così bello averla sulla testa e tuffarsi giù fino al fondo!»
«Sì, è certo un gran divertimento!» commentò la gallina «tu sei ammattito! Chiedi al gatto, che è il più intelligente che io conosca, se gli piace galleggiare sull'acqua o tuffarsi sotto! Quanto a me, neanche a parlarne! Chiedilo anche alla nostra signora, la vecchia dama! Più intelligente di lei non c'è nessuno nel mondo. Credi che lei abbia voglia di galleggiare o di avere l'acqua sopra la testa?»
«Voi non mi capite!» disse l'anatroccolo.
«Certo, se non ti capiamo noi chi dovrebbe capirti, allora? Non sei certo più intelligente del gatto o della donna, per non parlare di me! Non darti delle arie, piccolo! e ringrazia il tuo creatore per tutto il bene che ti è stato fatto. Non sei forse stato in una stanza calda e non hai una compagnia da cui puoi imparare qualcosa? Ma tu sei strambo, e non è certo divertente vivere con te. A me puoi credere: io faccio il tuo bene se ti dico cose spiacevoli; da questo si riconoscono i veri amici. Cerca piuttosto di fare le uova o di fare le fusa o le scintille!»
«Credo che me ne andrò per il mondo» disse l'anatroccolo.
«Fai come vuoi!» gli rispose la gallina.
E così l'anatroccolo se ne andò. Galleggiava sull'acqua e vi si tuffava, ma era disprezzato da tutti gli animali per la sua bruttezza.
Venne l'autunno. Le foglie del bosco ingiallirono, il vento le afferrò e le fece danzare e su nel cielo sembrava facesse proprio freddo. Le nuvole erano cariche di grandine e di fiocchi di neve, e sulla siepe si trovava un corvo che, ah! ah! si lamentava dal freddo. Vengono i brividi solo a pensarci. Il povero anatroccolo non stava certo bene.
Una sera che il sole tramontava splendidamente, uscì dai cespugli uno stormo di bellissimi e grandi uccelli; l'anatroccolo non ne aveva mai visti di così belli. Erano di un bianco lucente, con lunghi colli flessibili: erano cigni. Mandarono un grido bizzarro, allargarono le loro magnifiche e lunghe ali e volarono via, dalle fredde regioni fino ai paesi più caldi, ai mari aperti! Si alzarono così alti che il brutto anatroccolo sentì una strana nostalgia, si rotolò nell'acqua come una ruota, sollevò il collo verso di loro e emise un grido così acuto e strano, che lui stesso ne ebbe paura. Oh, non riusciva a dimenticare quei bellissimi e fortunati uccelli e quando non li vide più, si tuffò nell'acqua fino sul fondo, e tornato a galla era come fuori di sé. Non sapeva che uccelli fossero e neppure dove si stavano dirigendo, ma ciò nonostante li amava come non aveva mai amato nessun altro. Non li invidiava affatto. Come avrebbe potuto desiderare una simile bellezza! Sarebbe stato contento se solo le anatre lo avessero accettato tra loro. Povero brutto animale!
E l'inverno fu freddo, molto freddo. L'anatroccolo dovette nuotare continuamente per evitare che l'acqua ghiacciasse, ma ogni notte il buco in cui nuotava si faceva sempre più stretto. Ghiacciò, poi la superficie scricchiolò. L'anatroccolo doveva muovere le zampe senza fermarsi, affinché l'acqua non si chiudesse; alla fine si indebolì, si fermò e restò intrappolato nel ghiaccio.

Al mattino presto arrivò un contadino, lo vide e col suo zoccolo ruppe il ghiaccio, poi lo portò a casa da sua moglie. Lì lo fecero rinvenire.
I bambini volevano giocare con lui, ma l'anatroccolo credette che gli volessero fare del male; e per paura cadde nel secchio del latte e lo fece traboccare nella stanza. La donna gridò e agitò le mani, lui allora volò sulla dispensa dove c'era il burro, e poi nel barile della farina, e poi fuori di nuovo! Uh, come si era ridotto! La donna gridava e lo inseguiva con le molle del camino e i bambini si urtavano tra loro cercando di afferrarlo e intanto ridevano e gridavano. Per fortuna la porta era aperta; l'anatroccolo volò fuori tra i cespugli, nella neve caduta, e lì restò, stordito.
Sarebbe troppo straziante raccontare tutte le miserie e i patimenti che dovette sopportare nel duro inverno. Si trovava nella palude tra le canne, quando il sole ricominciò a splendere caldo. Le allodole cantavano, era giunta la bella primavera!
Allora sollevò con un colpo solo le ali, che frusciarono più robuste di prima e che lo sostennero con forza, e prima ancora di accorgersene si trovò in un grande giardino, pieno di meli in fiore, dove i cespugli di lilla profumavano e piegavano i lunghi rami verdi giù fino ai canali serpeggianti. Oh! Che bel posto! e com'era fresca l'aria di primavera! Dalle fitte piante uscirono, proprio davanti a lui, tre bellissimi cigni bianchi; frullarono le piume e galleggiarono dolcemente sull'acqua. L'anatroccolo riconobbe quegli splendidi animali e fu invaso da una strana tristezza.

“Voglio volare da loro, da quegli uccelli reali; mi uccideranno con le loro beccate, perché io, così brutto, oso avvicinarmi a loro. Ma non mi importa! è meglio essere ucciso da loro che essere beccato dalle anatre, beccato dalle galline, preso a calci dalla ragazza che ha cura del pollaio, e soffrire tanto d'inverno!” E volò nell'acqua e nuotò verso quei magnifici cigni questi lo guardarono e si diressero verso di lui frullando le piume. «Uccidetemi!» esclamò il povero animale e abbassò la testa verso la superficie dell'acqua in attesa della morte, ma, che cosa vide in quell'acqua chiara? Vide sotto di sé la sua propria immagine: non era più il goffo uccello grigio scuro, brutto e sgraziato, era anche lui un cigno.
Che cosa importa essere nati in un pollaio di anatre, quando si e usciti da un uovo di cigno?
Ora era contento di tutte quelle sofferenze e avversità che aveva patito, si godeva di più la felicità e la bellezza che lo salutavano. E i grandi cigni nuotavano intorno a lui e lo accarezzavano col becco.
Nel giardino giunsero alcuni bambini e gettarono pane e grano nell'acqua; poi il più piccolo gridò: «Ce n'è uno nuovo!». E gli altri bambini esultarono con lui: «Sì, ne è arrivato uno nuovo!». Battevano le mani e saltavano, poi corsero a chiamare il padre e la madre, e gettarono di nuovo pane e dolci in acqua, e tutti dicevano: «Il nuovo è il più bello, così giovane e fiero!». E i vecchi cigni si inchinarono davanti a lui.
Allora si sentì timidissimo e infilò la testa dietro le ali, non sapeva neppure lui cosa avesse! Era troppo felice, ma non era affatto superbo, perché un cuore buono non diventa mai superbo! Ricordava come era stato perseguitato e insultato, e ora sentiva dire che era il più bello di tutti gli uccelli! I lilla piegarono i rami fino all'acqua e il sole splendeva caldo e luminoso. Allora lui frullò le piume, rialzò il collo slanciato e esultò nel cuore: “Tanta felicità non l'avevo mai sognata, quando ero un brutto anatroccolo!”.

La Sirenetta
di Hans Christian Andersen

 

In mezzo al mare l'acqua è azzurra come i petali dei più bei fiordalisi e trasparente come il cristallo più puro; ma è molto profonda, così profonda che un'anfora non potrebbe raggiungere il fondo; bisognerebbe mettere molti campanili, uno sull'altro, per arrivare dal fondo fino alla superficie. Laggiù abitano le genti del mare.
Non si deve credere che ci sia solo sabbia bianca, no! Crescono alberi stranissimi, e piante con gli steli e i petali così sottili che si muovono al minimo movimento dell'acqua, come fossero esseri viventi. Tutti i pesci, grandi e piccoli, nuotano tra i rami, proprio come fanno gli uccelli nell'aria. Nel punto più profondo si trova il castello del re del mare. Le mura sono di corallo e le alte finestre a arco sono fatte con ambra chiarissima, il tetto è formato da conchiglie che si aprono e si chiudono secondo il movimento dell'acqua; sono proprio belle, perché contengono perle meravigliose; una sola di quelle basterebbe alla corona di una regina.
Il re del mare era vedovo da molti anni, ma la sua vecchia madre governava la casa, una donna intelligente, molto orgogliosa della sua nobiltà; e per questo aveva dodici ostriche sulla coda, quando le altre persone nobili potevano averne solo sei. Comunque aveva grandi meriti, soprattutto perché voleva molto bene alle piccole principesse del mare, le sue nipotine. Erano sei graziose fanciulle, ma la più giovane era la più bella di tutte, dalla pelle chiara e delicata come un petalo di rosa, gli occhi azzurri come un lago profondo; ma come tutte le altre non aveva piedi, il corpo terminava con una coda di pesce.

Per tutto il giorno potevano giocare nel castello, nei grandi saloni, dove fiori viventi crescevano alle pareti. Le grandi finestre di ambra venivano aperte e i pesci potevano nuotare dentro, proprio come fanno le rondini quando apriamo le finestre, ma i pesci nuotavano vicino alle principessine, mangiavano dalle loro manine e si lasciavano accarezzare.
Fuori dal castello vi era un grande giardino con alberi color rosso fuoco e blu scuro; i frutti brillavano come oro e i fiori come fiamme di fuoco, poiché steli e foglie si agitavano continuamente. La terra stessa era costituita da sabbia finissima, ma azzurra come lo zolfo ardente. E una strana luce azzurra avvolgeva tutto; si poteva quasi credere di trovarsi nell'aria e di vedere il cielo da ogni parte, invece di essere sul fondo del mare. Quando il mare era calmo si poteva vedere il sole: sembrava un fiore color porpora dal cui calice sgorgava tutta la luce.

Ogni principessa aveva una piccola aiuola nel giardino, in cui poteva piantare i fiori che voleva; una di loro diede alla sua aiuola la forma di una balena; un'altra preferì che assomigliasse a una sirenetta; la più giovane la fece rotonda come il sole e vi mise solo fiori rossi come lui. Era una bambina strana, molto tranquilla e pensierosa; le altre sorelle decorarono le aiuole con le cose più bizzarre che avevano trovato tra le navi affondate, lei invece, oltre ai fiori rossi che assomigliavano al sole, volle avere solo una bella statua di marmo, raffigurante un giovane scolpito in una pietra bianca e trasparente, che era arrivata fin lì dopo qualche naufragio. Vicino alla statua piantò un salice piangente di color rossiccio, che crebbe splendidamente ripiegando i suoi freschi rami sul giovane fino a raggiungere il suolo di sabbia azzurra, dove l'ombra diventava viola e si muoveva come i rami stessi: sembrava così che i rami e le radici si baciassero con dolcezza.
Non c'era per lei gioia più grande che sentir parlare del mondo degli uomini sopra di loro; la vecchia nonna dovette raccontare tutto quanto sapeva delle navi e delle città, degli uomini e degli animali; soprattutto la colpiva in modo particolare il fatto che i fiori sulla terra profumassero (naturalmente non profumavano in fondo al mare!) e che i boschi fossero verdi e che i pesci che si vedevano tra i rami potessero cantare così bene che era un piacere ascoltarli; erano gli uccellini, ma la vecchia nonna li chiamava pesci, per farsi capire da loro che non avevano mai visto un uccello.
«Quando compirete quindici anni» disse la nonna «avrete il permesso di affacciarvi fuori dal mare, sedervi al chiaro di luna sulle rocce e osservare le grosse navi che navigano; vedrete anche i boschi e le città.» L'anno dopo la sorella più grande avrebbe compiuto quindici anni, ma le altre... già, avevano tutte un anno di differenza tra loro, e la più giovane doveva aspettare cinque anni prima di poter risalire il mare e vedere come viviamo noi uomini. Tra sorelle si promisero che si sarebbero raccontate le cose più significative che avrebbero visto durante il loro primo viaggio: la nonna non raccontava abbastanza, e c'era tanto che loro volevano sapere.
Nessuno però lo voleva quanto la più giovane, proprio lei che doveva aspettare più a lungo e che era così silenziosa e pensierosa. Per molte notti restava affacciata alla finestra a guardare verso l'alto, attraverso l'acqua scura, dove i pesci muovevano le pinne e la coda. Poteva vedere la luna e le stelle, in realtà brillavano debolmente, ma attraverso l'acqua sembravano molto più grandi che ai nostri occhi; se qualcosa le oscurava, come un'ombra nera, lei sapeva che forse una balena nuotava sopra di lei, o forse era una nave con tanti uomini. Questi non immaginavano certo che una graziosa sirenetta si potesse trovare sotto di loro tendendo verso la carena della nave le sue bianche braccia.
La principessa più grande compì quindici anni e poté raggiungere la superficie del mare.
Tornata a casa, aveva cento cose da raccontare, ma la cosa più bella, secondo lei, era stato stendersi al chiaro di luna su un banco di sabbia nel mare calmo e guardare verso la costa la grande città, piena di luci che brillavano come centinaia di stelle, sentire la musica e il rumore delle carrozze e degli uomini, guardare le moltissime torri e i campanili e ascoltare le campane che suonavano. Proprio perché non sarebbe mai potuta andare lassù, aveva soprattutto interesse per quei posti.

Oh, con che attenzione la sorellina minore ascoltò! e quando poi a sera inoltrata andò alla finestra per guardare in alto, attraverso l'acqua scura, pensò alla grande città con tutto quel rumore, e le sembrò di sentire il suono della campana che arrivava fino a lei.
L'anno dopo la seconda sorella ebbe il permesso di risalire l'acqua e di nuotare dove voleva. Si affacciò proprio quando il sole stava tramontando, e trovò che quella vista fosse la cosa più bella. Tutto il cielo sembrava dorato, raccontò, e le nuvole sì, la loro bellezza non si poteva descrivere! rosse e viola avevano navigato sopra di lei, ma, molto più veloce delle nuvole era passato come un lungo velo bianco uno stormo di cigni selvatici, che si dirigeva verso il sole. Anche lei aveva cominciato a nuotare verso il sole, ma questo era scomparso e i riflessi rosati si erano spenti sulla superficie del mare e sulle nuvole.
L'anno successivo toccò alla terza sorella; era la più coraggiosa di tutte e risalì un largo fiume che sfociava nel mare. Vide belle colline verdi con vigneti, castelli e fattorie che spuntavano tra bellissimi boschi; sentì come cantavano gli uccelli, e il sole scaldava tanto che dovette spesso buttarsi in acqua per rinfrescare il viso infuocato. In una piccola insenatura incontrò un gruppo di bambini, che, nudi, correvano e si gettavano in acqua; volle giocare con loro, ma questi scapparono via spaventati; poi giunse un piccolo animale nero, era un cane ma lei non ne aveva mai visto uno prima, e questo cominciò a abbaiarle contro, così lei, spaventata, tornò nel mare aperto ma non poté più dimenticare quei meravigliosi boschi, quelle verdi colline, e quei graziosi bambini che sapevano nuotare, pur non avendo la coda di pesce.
La quarta sorella non fu così coraggiosa, restò in mezzo al mare aperto, e raccontò che proprio lì stava il piacere, poteva guardare per molte miglia in ogni direzione e il cielo sopra di lei le era sembrato una grossa campana di vetro. Aveva visto delle navi, ma da lontano, e le erano parse simili a gabbiani; gli allegri delfini avevano fatto le capriole e le grandi balene avevano soffiato l'acqua dalle narici, e era stato come vedere cento fontane attorno a sé.
Venne poi il turno della quinta sorella; il suo compleanno cadeva in inverno, e per questo vide cose che le altre non avevano visto. Il mare appariva verde e tutt'intorno galleggiavano grosse montagne di ghiaccio; sembravano perle, raccontò, ma erano molto più grandi dei campanili che gli uomini costruivano. Si mostravano nelle forme più svariate e brillavano come diamanti. Si era seduta su una delle più grosse e tutti i naviganti erano fuggiti spaventati dal luogo in cui lei si trovava, con il vento che le agitava i lunghi capelli; poi, verso sera, il cielo si era ricoperto di nuvole, c'erano stati lampi e tuoni, e il mare nero aveva sollevato in alto i grossi blocchi di ghiaccio illuminati da lampi infuocati. Su tutte le navi si ammainavano le vele, dominava la paura e l'angoscia, lei invece se ne stava tranquilla sulla sua montagna di ghiaccio galleggiante e guardava i fulmini azzurri colpire a zig-zag il mare illuminato.
La prima volta che le sorelle uscirono dall'acqua, restarono incantate per le cose nuove e magnifiche che avevano visto, ma ora che erano cresciute e avevano il permesso di salire quando volevano, erano diventate indifferenti, sentivano nostalgia di casa, e dopo un mese dissero che presso di loro c'erano in assoluto le cose più belle e che era molto meglio stare a casa.
Molte volte, di sera, le cinque sorelle, tenendosi sottobraccio, risalivano alla superficie; avevano belle voci, più belle di quelle umane, e quando c'era tempesta nuotavano fino alle navi che credevano potessero capovolgersi, e cantavano dolcemente di come era bello stare in fondo al mare e pregavano i marinai di non aver paura di arrivare laggiù; ma questi non erano in grado di capire le loro parole, credevano fosse la tempesta e non riuscivano comunque a vedere le bellezze del fondo del mare, perché quando la nave affondava, gli uomini affogavano e arrivavano al castello del re del mare già morti.
Quando le sorelle, di sera, a braccetto, salivano sul mare, la sorellina più piccola restava tutta sola e le osservava; sembrava che volesse piangere, ma le sirene non hanno lacrime e per questo soffrono molto di più.
«Ah, se solo avessi quindici anni» esclamava. «So bene che amerei quel mondo che è sopra di noi e gli uomini che vi abitano e vi costruiscono!»
Finalmente compì quindici anni.

«Adesso sei grande anche tu!» disse la nonna, la vecchia regina vedova. «Vieni! Lascia che ti adorni, come le tue sorelle» e le mise una coroncina di gigli bianchi sui capelli, ma ogni petalo di fiore era formato da mezza perla; poi la vecchia fissò sulla coda della principessa otto grosse ostriche, per mostrare il suo alto casato.
«Ma fa male!» disse la sirenetta.
«Bisogna pur soffrire un po' per essere belli!» rispose la vecchia.
Oh! Come avrebbe voluto togliersi di dosso tutti quegli ornamenti e quella pesante corona! I fiori rossi della sua aiuola la avrebbero adornata molto meglio, ma non osò cambiare le cose. «Addio!» esclamò, e salì leggera come una bolla d'aria attraverso l'acqua.
Il sole era appena tramontato quando affacciò la testa dall'acqua, tutte le nuvole però ancora brillavano come rose e oro; nel cielo color lilla splendeva chiara e bellissima la stella della sera; l'aria era mite e fresca e il mare calmo. C'era una grande nave con tre alberi, ma una sola vela era tesa perché non c'era il minimo soffio di vento; tra le sartie e i pennoni stavano seduti i marinai. C'era musica e canti e man mano che scendeva la sera si accendevano centinaia di luci multicolori. Sembrava che ondeggiassero nell'aria le bandiere di tutte le nazioni. La sirenetta nuotò fino all'oblò di una cabina e ogni volta che l'acqua la sollevava, vedeva attraverso i vetri trasparenti molti uomini ben vestiti; il più bello di tutti era però il giovane principe, con grandi occhi neri: non aveva certo più di sedici anni e compiva gli anni proprio quel giorno. Per questo c'erano quei festeggiamenti! I marinai ballavano sul ponte e quando il giovane principe uscì, si levarono in aria più di cento razzi che illuminarono a giorno. La sirenetta si spaventò e si rituffò nell'acqua, ma poco dopo riaffacciò la testa e le sembrò che tutte le stelle del cielo cadessero su di lei. Non aveva mai visto fuochi di quel genere. Grandi soli giravano tutt'intorno, bellissimi pesci di fuoco nuotavano nell'aria azzurra, e tutto si rifletteva nel bel mare calmo. Anche sulla nave c'era tanta luce che si poteva vedere ogni corda, e naturalmente gli uomini. Com'era bello quel giovane principe! Dava la mano a tutti, ridendo e sorridendo, mentre la musica risuonava nella splendida notte.
Era ormai tardi, ma la sirenetta non seppe distogliere lo sguardo dalla nave e dal bel principe. Le luci variopinte vennero spente, i razzi non vennero più lanciati in aria, non si sentirono più colpi di cannone, ma dal profondo del mare si sentì un rombo, e lei intanto si faceva dondolare su e giù dall'acqua, per guardare nella cabina; ma la nave prese velocità, le vele si spiegarono una dopo l'altra, le onde si fecero più grosse, comparvero grosse nuvole e da lontano si scorsero dei lampi. Sarebbe venuta una terribile tempesta! Per questo i marinai ammainarono le vele. La grande nave filava a gran velocità sul mare agitato, l'acqua si alzò come grosse montagne nere che volevano rovesciarsi sull'albero maestro, la nave si immerse come un cigno tra le alte onde e si fece sollevare di nuovo dall'acqua in movimento. La sirenetta pensò che quella fosse una bella corsa, ma i marinai non erano della stessa opinione; la nave scricchiolava terribilmente, le assi robuste cedevano sotto quei forti colpi, l'acqua colpiva la carena, l'albero maestro si spezzò come fosse stato una canna; la nave si piegò su un fianco, e l'acqua subito la riempì. Allora la sirenetta capì che erano in pericolo, lei stessa doveva stare attenta alle assi e ai relitti della nave che galleggiavano sull'acqua. Per un attimo fu talmente buio che non riuscì a vedere nulla, quando poi lampeggiò divenne così chiaro che riconobbe tutti gli uomini della nave; ognuno se la cavava come poteva; lei cercò il principe e lo vide scomparire nel mare profondo, proprio quando la nave affondò. Al primo momento fu molto felice, perché lui ora sarebbe sceso da lei, ma poi ricordò che gli uomini non potevano vivere nell'acqua, e che anche lui sarebbe arrivato al castello di suo padre solo da morto. No, non doveva morire! Nuotò tra le assi e i relitti della nave, senza pensare che avrebbero potuto schiacciarla, si immerse nell'acqua e risalì tra le onde finché giunse dal giovane principe, che quasi non riusciva più a nuotare nel mare infuriato. Cominciava a indebolirsi nelle braccia e nelle gambe, gli occhi gli si chiusero; sarebbe certo morto se non fosse giunta la sirenetta.

Lei gli tenne la testa sollevata fuori dall'acqua e con lui si lasciò trasportare dalla corrente dove capitava.
Al mattino il brutto tempo era passato; della nave non era rimasta traccia, il sole sorgeva rosso e risplendeva sull'acqua; fu come se le guance del principe riacquistassero colore, ma gli occhi rimasero chiusi. La sirena lo baciò sulla bella fronte alta e carezzò indietro i capelli bagnati; le sembrò che assomigliasse alla statua di marmo che aveva nel suo giardinetto, lo baciò di nuovo e desiderò con forza che continuasse a vivere.
Poi vide davanti a sé la terra ferma, alte montagne azzurre sulla cui cima la bianca neve risplendeva come ci fossero stati candidi cigni; lungo la costa si stendevano bei boschi verdi e proprio lì davanti si trovava una chiesa o un convento, non sapeva bene, ma era un edificio. Aranci e limoni crescevano nel giardino e davanti all'ingresso si alzavano delle palme; il mare disegnava lì una piccola insenatura, calmissima ma molto profonda, fino alla scogliera dove c'era sabbia bianca e sottile. Lei nuotò là col suo bel principe, lo posò sulla sabbia e si preoccupò che la testa fosse sollevata e rivolta verso il caldo sole.
Suonarono in quel momento le campane di quel grande edificio bianco, e molte ragazze comparvero nel giardino. Allora la sirenetta si ritirò nuotando, dietro alcune alte pietre che spuntavano dall'acqua, si mise della schiuma tra i capelli e sul petto affinché nessuno la vedesse e aspettò che qualcuno andasse dal povero principe.
Non passò molto tempo e una fanciulla si avvicinò, si spaventò molto, ma solo per un attimo, poi andò a chiamare altra gente, e la sirena vide che il principe tornò in vita e sorrise a quanti lo circondavano, ma non sorrise a lei, anche perché non sapeva che era stata lei a salvarlo. Si sentì molto triste e quando lo ebbero portato dentro quel grande edificio, si reimmerse dispiaciuta nell'acqua e tornò al castello del padre.
Se era sempre stata calma e pensierosa, ora lo fu molto di più. Le sorelle le chiesero che cosa avesse visto la prima volta che era stata lassù, ma lei non raccontò nulla.
Per molte volte al mattino e alla sera, risalì fino al punto in cui aveva lasciato il principe. Vide che i frutti del giardino erano maturi e venivano colti, vide che la neve si scioglieva dalle alte montagne; ma non vide mai il principe e così se ne tornava a casa ogni volta sempre più triste. La sua unica consolazione era quella di andare nel suo giardinetto e di abbracciare la bella statua di marmo che assomigliava al principe; non curava più i suoi fiori, che crescevano in modo selvaggio anche sui viali e intrecciavano i loro steli e le foglie con i rami degli alberi, così che c'era molto buio.
Alla fine non resse più, raccontò tutto a una sorella, e così anche le altre ne furono subito al corrente, ma poi nessun altro fu informato, eccetto poche altre amiche che pure non lo dissero a nessuno se non alle loro amiche più intime. Una di loro sapeva chi fosse quel principe, anche lei aveva visto la festa sulla nave e sapeva da dove veniva e dov'era il suo regno.
«Vieni, sorellina!» dissero le altre principesse e, tenendosi sotto braccio, risalirono il mare fino al punto in cui si trovava il castello del principe.
Questo era fatto di una lucente pietra gialla, aveva grandi scalmate di marmo, una delle quali scendeva fino al mare. Splendide cupole dorate si innalzavano dal tetto, e tra le colonne che circondavano l'intero edificio si trovavano statue di marmo, che sembravano vive. Attraverso i vetri trasparenti delle alte finestre si poteva guardare in saloni meravigliosi, con preziose tende di seta e tappeti, con grandi quadri alle pareti che erano proprio divertenti da guardare. In mezzo al salone si trovava una fontana con lo zampillo che arrivava fino alla cupola di vetro del soffitto, attraverso la quale il sole faceva luccicare l'acqua e le belle piante che vi crescevano dentro.
Ora lei sapeva dove abitava il principe e vi tornò per molte sere, nuotava molto vicino alla terra, come nessun altro aveva osato fare, risaliva addirittura lo stretto canale fino alla magnifica terrazza di marmo che gettava una grande ombra sull'acqua. Qui si metteva a guardare il giovane principe, che credeva di trovarsi tutto solo al chiaro di luna.

Lo vide molte volte navigare in una splendida barca, con la musica e le bandiere al vento, allora si affacciava tra le verdi canne e il vento le sollevava il lungo velo argenteo, e se qualcuno la vedeva poteva pensare che fosse un cigno a ali spiegate.
Per molte notti sentì i pescatori, che stavano in mare con le lanterne, parlare molto bene del principe, e fu felice di avergli salvato la vita quella volta che era quasi morto e si era abbandonato alle onde; pensò anche al capo che aveva riposato sul suo petto, e con quanta dolcezza lo aveva baciato, ma lui non ne sapeva niente e non poteva neppure sognarla.
Gli uomini le piacevano ogni giorno di più, e sempre più spesso desiderava salire e stare con loro: pensava che il loro mondo fosse molto più grande del suo: loro potevano navigare sul mare con le navi, arrampicarsi sulle alte montagne fin sopra le nuvole, e i campi che possedevano si estendevano con boschi e prati molto lontano, così lontano che non riusciva a vederli. C'erano tante cose che le sarebbe piaciuto sapere, ma le sorelle non sapevano rispondere a tutto, allora le chiese alla nonna che conosceva bene quel mondo di sopra che chiamava giustamente “il paese sopra il mare”.
«Se gli uomini non affogano» chiese la sirenetta «possono vivere per sempre? Non muoiono come facciamo noi, nel mare?»
«Certo» rispose la vecchia. «Anche loro devono morire e la lunghezza della loro vita è più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino a trecento anni, quando però non viviamo più diventiamo schiuma dell'acqua, non abbiamo una tomba tra i nostri cari; non abbiamo un'anima immortale e non vivremo mai più: siamo come le verdi canne che, una volta tagliate, non rinverdiscono! Gli uomini invece hanno un'anima che continua a vivere, vive anche dopo che il corpo è diventato terra; sale attraverso l'aria fino alle stelle lucenti! Come noi saliamo per il mare e vediamo la terra degli uomini, così loro salgono fino a luoghi bellissimi e sconosciuti, che noi non potremo mai vedere!»
«Perché non abbiamo un'anima immortale?» chiese la sirenetta tutta triste «io darei cento degli anni che devo ancora vivere per essere un solo giorno come gli uomini e poi abitare nel mondo celeste!»
«Non devi neanche pensare queste cose!» esclamò la vecchia. «Noi siamo molto più felici e stiamo certo meglio degli uomini.»
«Allora io devo morire e diventare schiuma del mare e non sentire più la musica delle onde, o vedere i bei fiori e il sole rosso! Non posso fare proprio nulla per ottenere un'anima immortale?»
«No» rispose la vecchia. «Solo se un uomo ti amasse più di suo padre e di sua madre, e tu fossi l'unico suo pensiero e il solo oggetto del suo amore, e se un prete mettesse la sua mano nella tua con un giuramento di fedeltà eterna; solo allora la sua anima entrerebbe nel tuo corpo e tu riceveresti parte della felicità degli uomini. Egli ti darebbe un'anima, conservando sempre la propria. Ma questo non potrà mai accadere. La cosa che qui è così bella, la coda di pesce, è considerata orribile sulla terra. Non capiscono niente; per loro bisogna avere due strani sostegni che chiamano gambe, per essere belle!»
La sirenetta sospirò guardando la sua coda di pesce.
«Stiamo allegre!» disse la vecchia. «Saltiamo e balliamo per i trecento anni che possiamo vivere; non è certo poco tempo! Poi ci riposeremo più volentieri nella tomba. Stasera c'è il ballo a corte.»
Quello era uno spettacolo meraviglioso che non si vede mai sulla terra! Le pareti e il soffitto dell'ampia sala da ballo erano costituite da un vetro grosso e trasparente. Migliaia di conchiglie enormi, rosa e verdi come l'erba, erano allineate da ogni lato, con un fuoco azzurro fiammeggiante che illuminava tutta la sala e si rifletteva oltre le pareti, così che il mare di fuori fosse tutto illuminato. Si potevano vedere innumerevoli pesci, grandi e piccoli, che nuotavano contro la parete di vetro; su alcuni brillavano squame rosse scarlatte, su altri, d'oro e d'argento. In mezzo alla sala scorreva un largo fiume dove danzavano i delfini e le sirene, che cantavano così soavemente. Gli uomini sulla terra non hanno certo voci così belle. La sirenetta cantò meglio di tutte, e tutti le batterono le mani, per un istante si sentì felice, perché sapeva di avere la voce più bella sia sul mare che sulla terra! Ma subito tornò a pensare al mondo che c'era sopra di loro; non riusciva a dimenticare quel bel principe e il suo dolore per il fatto di non possedere, come lui, un'anima immortale. Uscì in silenzio dal castello del padre e andò a sedersi nel suo giardinetto, mentre dall'interno risuonavano canti pieni d'allegria. Allora sentì attraverso l'acqua il suono dei corni e pensò: “Sta certamente navigando qua sopra, colui che io amo più di mio padre e di mia madre, che riempie ogni mio pensiero e nella cui mano io voglio riporre la felicità della mia vita. Voglio fare qualunque cosa per conquistare lui e un'anima immortale! Mentre le mie sorelle ballano nel castello di mio padre, io andrò dalla strega del mare, ho sempre avuto tanta paura di lei, ma forse mi potrà consigliare e aiutare!”.
La sirenetta uscì dal suo giardino e si avviò verso il torrente ribollente, dietro il quale abitava la strega. Non aveva mai percorso quella strada; non vi crescevano né fiori né erba, solo un fondo di sabbia grigia si stendeva verso il torrente, dove l'acqua, che sembrava spinta dalle ruote del mulino, girava come un vortice e inghiottiva tutto quel che poteva afferrare. Lei dovette passare in mezzo a quei vortici tremendi per arrivare nel territorio della strega, e qui c'era da attraversare una vasta pianura bollente, che la strega chiamava la sua torbiera. Oltre la torbiera si trovava la sua casa, in mezzo a un bosco orribile. Tutti gli alberi e i cespugli erano polipi, per metà bestie e per metà piante: sembravano centinaia di teste di serpente che crescevano dal terreno, tutti i rami erano lunghe braccia vischiose, con le dita simili a vermi ripugnanti, che si muovevano in ogni loro parte, dalle radici fino alla punta più estrema. Si avvolgevano intorno a tutto quel che potevano afferrare e non lo lasciavano mai più.

La sirenetta si fermò spaventatissima; il cuore le batteva forte per la paura, stava per tornare indietro, ma pensò al principe e all'anima degli uomini, così le tornò il coraggio. Legò per bene i lunghi capelli svolazzanti, affinché i polipi non riuscissero a afferrarli; mise le mani sul petto e partì passando come un pesce guizzante nell'acqua, tra gli orribili polipi, che allungavano i vischiosi tentacoli verso di lei. Vide ciò che ognuno di essi aveva afferrato, centinaia di tentacoli trattenevano le prede come tenaglie di ferro: uomini che erano morti in mare e caduti sul fondo si affacciavano come bianchi scheletri tra i tentacoli; remi di imbarcazioni e casse erano tenuti stretti, scheletri di animali e persino una sirenetta che avevano catturato e soffocato. Questa vista fu per lei la più spaventosa!
Poi giunse in un'ampia radura di fango nel bosco, dove grossi serpenti di mare si rivoltavano mostrando i loro orribili denti gialli. Nel mezzo si trovava una casa fatta con le bianche ossa di uomini calati sul fondo; lì stava la strega del mare e lasciava che un rospo mangiasse dalla sua mano, come gli uomini fanno con i canarini quando gli danno lo zucchero. Quegli orribili grossi serpenti di mare erano chiamati «pulcini» dalla strega che lasciava le strisciassero sui grossi seni cadenti.
«So bene che cosa vuoi!» disse la strega del mare «sei proprio ammattita! comunque il tuo desiderio verrà soddisfatto, perché ti porterà sventura, mia bella principessa! Vuoi liberarti della tua coda di pesce e ottenere in cambio due sostegni per camminare come gli uomini, così che il giovane principe si innamori di te e tu possa ottenere un'anima immortale!» La strega rideva così sguaiatamente che il rospo e i serpenti caddero a terra e lì continuarono a rotolarsi. «Arrivi appena in tempo!» riprese. «Domani, una volta sorto il sole non potrei più aiutarti e dovresti aspettare un anno intero. Ti preparerò una bevanda, ma con questa devi nuotare fino alla terra, salire sulla spiaggia e berla prima che sorga il sole. Allora la tua coda si dividerà e si trasformerà in ciò che gli uomini chiamano gambe. Soffrirai come se una spada affilata ti trapassasse. Tutti quelli che ti vedranno, diranno che sei la più bella creatura umana mai vista! Conserverai la tua aggraziata andatura, nessuna ballerina sarà migliore di te, ma a ogni passo che farai, sarà come se camminassi su un coltello appuntito, e il tuo sangue scorrerà. Se vuoi soffrire tutto questo, ti aiuterò!»
«Sì» esclamò la principessa con voce tremante, pensando al principe, e all'anima immortale.
«Ma ricordati» aggiunse la strega «una volta che ti sarai trasformata in donna, non potrai mai più ritornare a essere una sirena! Non potrai più discendere nel mare dalle tue sorelle e al castello di tuo padre; e se non conquisterai l'amore del principe, cosicché lui dimentichi per te suo padre e sua madre, dipenda da te per ogni suo pensiero e chieda al prete di congiungere le vostre mani rendendovi marito e moglie, non avrai mai un'anima immortale! e se lui sposerà un'altra, il primo mattino dopo il matrimonio il tuo cuore si spezzerà e tu diventerai schiuma dell'acqua!»

«Lo voglio ugualmente!» disse la sirenetta, che era pallida come una morta.
«Però mi devi ricompensare!» aggiunse la strega «e non è poco quello che pretendo. Tu possiedi la voce più bella tra tutti gli abitanti del mare, e credi con quella di poterlo sedurre; ma la voce la devi dare a me. Io voglio ciò che tu di meglio possiedi per la mia preziosa bevanda! Devo versarci del sangue, affinché il filtro sia tagliente come una spada a due lame!»
«Se mi prendi la voce» chiese la sirenetta «che cosa mi resta?»
«La tua splendida persona, la tua armoniosa andatura e i tuoi occhi espressivi, con questo riuscirai certo a conquistare il cuore di un uomo. Allora! hai perso il coraggio? Tira fuori la lingua così te la taglio; è il pagamento per quella potente bevanda!»
«Va bene!» esclamò la sirenetta, e la strega mise sul fuoco la pentola per far bollire la bevanda magica. «La pulizia è un'ottima cosa!» disse mentre strofinava la pentola con alcune serpi legate insieme, poi si tagliò il petto e fece gocciolare il suo sangue nero, e il vapore assunse forme molto strane che facevano proprio paura.
«Eccola qui!» disse la strega e tagliò la lingua alla sirenetta, che ora era muta e non poteva più né cantare né parlare.
«Se i polipi volessero afferrarti, mentre passi di nuovo attraverso il mio bosco» spiegò la strega «getta una goccia di questa bevanda su di loro e le loro braccia e dita si romperanno in mille pezzi.» Ma la sirenetta non ebbe bisogno di farlo; i polipi si allontanarono spaventati da lei non appena videro quella bevanda lucente che teneva in mano come fosse una stella luminosa. Così passò in fretta per il bosco, per la palude e per il torrente che ribolliva.
Vide il castello di suo padre, le luci erano spente nella grande sala da ballo; certamente tutti dormivano, e lei comunque non avrebbe osato cercarli: ora era muta e doveva andarsene per sempre. Le sembrò che il cuore si spezzasse per il dolore. Andò in silenzio nel giardino e prese un fiore da ogni giardinetto delle sorelle; gettò con le dita mille baci verso il castello e salì per il mare blu.
Il sole non era ancora sorto quando vide il castello del principe e salì per la bellissima scalinata di marmo. La luna splendeva meravigliosa. La sirenetta bevve allora il filtro infuocato, e subito fu come se una spada a due lame le trafiggesse il corpo delicato; svenne e rimase distesa come morta. Quando il sole spuntò all'orizzonte, si svegliò e sentì un dolore lancinante, ma proprio davanti a lei stava il giovane principe, bellissimo, che la fissava con i magnifici occhi neri, così lei abbassò i suoi e vide che la sua coda di pesce era sparita e ora possedeva le più belle gambe bianche che mai nessuna fanciulla aveva avuto.

Ma era tutta nuda e così si avvolse nei suoi capelli. Il principe le chiese chi fosse e come fosse arrivata fin lì, lei lo guardò dolcemente e tanto tristemente coi suoi occhi azzurri: non poteva parlare. Lui la prese per mano e la portò al palazzo. A ogni passo le sembrava, come la strega le aveva detto, di camminare su punte taglienti e su coltelli affilati, ma sopportò tutto volentieri, e tenendo il principe per mano salì le scale leggera come una bolla d'aria e sia lui che gli altri ammirarono la sua armoniosa andatura.
Ricevette costosi abiti di seta e di mussola, era la più bella del castello, ma era muta, non poteva né cantare né parlare. Graziose damigelle vestite d'oro e di seta avanzarono e cantarono davanti al principe e ai suoi genitori, una di loro cantò meglio delle altre e il principe batté le mani e le sorrise. In quel momento la sirenetta si rattristò; sapeva che avrebbe saputo cantare molto meglio, e pensò: «Dovrebbe proprio sapere che io, per stare vicino a lui, ho ceduto per sempre la mia voce!»
Poi le damigelle danzarono balli meravigliosi su una musica dolcissima; allora anche la sirenetta tese le braccia bianche, si alzò sulla punta dei piedi e volteggiò, ballò come mai nessuno aveva fatto; a ogni movimento la sua bellezza era sempre più visibile e i suoi occhi parlavano al cuore meglio dei canti delle damigelle.
Tutti rimasero incantati, soprattutto il principe, che la chiamò la sua trovatella, e lei continuò a danzare, anche se ogni volta che i piedi toccavano terra, era come toccassero coltelli affilati. Il principe le disse che sarebbe dovuta rimanere per sempre con lui e le diede il permesso di dormire fuori dalla sua stanza su un cuscino di velluto.
Fece preparare per lei un costume da amazzone, affinché potesse accompagnarlo a cavallo. Cavalcarono in mezzo ai boschi profumati, dove i verdi rami sfioravano loro le spalle e gli uccellini cantavano tra le foglie fresche. La sirenetta si arrampicò col principe sulle alte montagne, e nonostante i suoi piedi sanguinassero a tal punto che anche gli altri se ne accorsero, lei ne rideva e lo seguì fino a dove poterono vedere le nuvole spostarsi sotto il loro, come fossero state stormi di uccelli che si dirigevano verso paesi stranieri.
Quando al castello di notte gli altri dormivano, lei andava alla scalinata di marmo e si rinfrescava i piedi doloranti immergendoli nell'acqua fresca del mare, e intanto pensava a coloro che stavano nelle profondità marine.
Una notte giunsero le sue sorelle a braccetto, cantarono tristemente, nuotando sulle onde, lei le salutò con la mano e loro la riconobbero e raccontarono quanto li avesse resi tristi. Da quella volta tutte le notti le facevano visita, e una notte vide, lontano, la vecchia nonna, che da molti anni non era più salita in superficie, e il re del mare, con la corona in testa; tesero le braccia verso di lei, ma non osarono avvicinarsi alla terra come le sue sorelle.
Ogni giorno il principe le voleva più bene, la amava come si può amare una cara fanciulla, ma non pensava certo di renderla regina; eppure lei doveva diventare sua moglie, altrimenti non avrebbe mai ottenuto un'anima immortale, e al mattino successivo al matrimonio del principe con un'altra sarebbe diventata schiuma.
“Non vuoi più bene a me che a tutti gli altri?” sembrava chiedessero gli occhi della sirenetta, quando il principe la prendeva tra le braccia e le baciava la bella fronte.
«Sì, tu sei la più cara di tutte!» diceva il principe «perché hai un cuore che è migliore di tutti gli altri, poi mi sei molto devota, e assomigli tanto a una fanciulla che vidi una volta, ma che sicuramente non troverò mai più. Ero su una nave che affondò, le onde mi trascinarono a riva vicino a un tempio dove servivano molte fanciulle; la più giovane mi trovò sulla spiaggia e mi salvò la vita, la vidi solo due volte; è l'unica persona che potrei amare in questo mondo, e tu le assomigli, e hai quasi sostituito la sua immagine nel mio animo. Lei appartiene al tempio e per questo la mia buona sorte ti ha mandato da me; non ci separeremo mai.»
“Oh, lui non sa che sono stata io a salvargli la vita!” pensò la sirenetta. “Io l'ho sorretto in mare fino al bosco dove si trova il tempio, io mi sono nascosta tra la schiuma per vedere se arrivava gente. E ho visto quella bella fanciulla che lui ama più di me!” e intanto sospirava profondamente, poiché non poteva piangere. “Ma quella ragazza appartiene al tempio, ha detto il principe, e non verrà mai nel mondo, non si incontreranno mai più, e io sono vicino a lui, lo vedo ogni giorno, avrò cura di lui, lo amerò e gli sacrificherò la mia vita!”
Un giorno si venne a sapere che il principe si doveva sposare con la bella principessa del reame confinante, e per questo stava allestendo una splendida nave. Il principe sarebbe andato a visitare il regno vicino, così si diceva, ma in realtà era per vedere la figlia del re; e avrebbe portato con sé un ricco seguito. Ma la sirenetta scuoteva la testa e rideva; conosceva il pensiero del principe molto meglio degli altri. «Sono costretto a partire» le aveva detto «devo incontrare quella bella principessa; i miei genitori lo vogliono, ma non mi costringeranno a portarla a casa come mia sposa. Non lo voglio! Non posso amarla, non assomiglia alla bella fanciulla del tempio, come le somigli tu. Se mai dovessi scegliere una sposa, allora prenderei te, mia trovatella muta con gli occhi parlanti!» E le baciò la bocca rossa, le carezzò i lunghi capelli e posò il capo sul suo cuore, che sognò una felicità umana e un'anima immortale.
«Non hai paura del mare, vero, mia fanciulla muta?» le chiese il principe quando furono sulla meravigliosa nave che doveva portarli nel regno vicino, e le raccontò della tempesta e del mare calmo, degli strani pesci e di quello che i palombari avevano visto sul fondo, e lei sorrideva ai suoi racconti, lei che conosceva meglio di chiunque altro il fondo del mare.
Nella chiara notte di luna, mentre tutti gli altri dormivano fuorché il timoniere, si appoggiò al parapetto della nave e guardò verso l'acqua trasparente; le sembrò di vedere il castello di suo padre e la vecchia nonna con la corona d'argento in testa che osservava, attraverso le correnti del mare, il movimento della nave. Poi giunsero alla superficie le sue sorelle, che la fissarono tristemente tendendo le mani bianche verso di lei; lei le salutò, sorrise, e avrebbe voluto dire che tutto andava bene, ma il mozzo si avvicinò e le sorelle si immersero nell'acqua, così lui credette che quel biancore che aveva visto fosse la schiuma del mare.
Il mattino dopo la nave entrò nel porto della bella città del re vicino. Tutte le campane suonarono e dalle alte torri suonarono le trombe, mentre i soldati, tra lo sventolare delle bandiere, presentavano le baionette lucenti. Ogni giorno ci fu una festa.

Balli e ricevimenti si susseguirono, ma la principessa non c'era ancora, abitava molto lontano, in un tempio, dissero, per imparare tutte le virtù necessarie a una regina. Finalmente un giorno arrivò.
La piccola sirena era ansiosa di vedere la sua bellezza e dovette riconoscere di non aver mai visto una figura così graziosa. La pelle era molto delicata e trasparente, e sotto le lunghe ciglia scure due occhi azzurri e fiduciosi sorridevano.
«Sei tu!» esclamò il principe «tu che mi hai salvato quando giacevo come morto sulla costa!» e strinse tra le braccia la fidanzata, che era arrossita. «Oh, sono troppo felice!» disse alla sirenetta. «La cosa più bella, che non avevo mai osato sperare, è avvenuta! Rallegrati con me, tu che mi vuoi così bene tra tutti!» E la sirenetta gli baciò la mano, ma sentì che il suo cuore si spezzava. Il mattino dopo le nozze sarebbe morta, trasformata in schiuma del mare.
Tutte le campane suonarono, gli araldi cavalcarono per le strade a annunciare il fidanzamento. Su tutti gli altari si bruciarono oli profumati in preziose lampade d'argento. I preti fecero oscillare gli incensieri mentre gli sposi si strinsero le mani e ricevettero la benedizione del vescovo.
La sirenetta, vestita di seta e d'oro, reggeva lo strascico, ma le sue orecchie non sentivano quella musica gioiosa, i suoi occhi non vedevano quella sacra cerimonia: pensava alla sua morte e a tutto quel che avrebbe perso in questo mondo.
La sera stessa gli sposi salirono a bordo della nave, i cannoni spararono, e le bandiere sventolarono; in mezzo alla nave era stata montata una tenda reale fatta d'oro e di porpora, con cuscini sofficissimi, su cui la coppia di sposi avrebbe dovuto dormire in quella quieta e fredda notte.
Le vele sventolavano al vento, e la nave scivolava leggera, senza scossoni, sul mare trasparente.
Quando venne buio si accesero le lampade variopinte e i marinai ballarono allegramente sul ponte. La sirenetta ripensò alla prima volta in cui si era affacciata sulla terra e aveva visto lo stesso splendore e la stessa gioia, si inserì nelle danze, volteggiò come fa la rondine quando viene inseguita, e tutti le mostrarono la loro ammirazione: non aveva mai ballato così bene. Sentiva i piedini come tagliati da coltelli affilati, ma non vi badò, le faceva più male il cuore. Sapeva che quella era l'ultima sera in cui vedeva colui per il quale aveva lasciato la sua gente e la sua casa, per il quale aveva rinunciato alla sua bella voce, per il quale aveva sofferto ogni giorno tormenti senza fine, che lui neppure poteva immaginare. Quella era l'ultima notte in cui avrebbe respirato la sua stessa aria; guardò verso il profondo mare e verso il cielo stellato: una notte eterna senza pensieri né sogni la aspettava, poiché non aveva un'anima, né poteva ottenerla. L'allegria e la gioia sulla nave durarono a lungo anche dopo mezzanotte; anche lei rise e danzò ma aveva pensieri di morte nel cuore. Il principe baciò la sua bella sposa e lei gli accarezzò i capelli neri, poi a braccetto andarono a riposarsi nella splendida tenda.
Calò il silenzio sulla nave, solo il timoniere era sveglio al timone; la sirenetta pose le bianche braccia sul parapetto e guardò verso est, per vedere il rosso dell'alba: il primo raggio di sole la avrebbe uccisa. Allora vide le sue sorelle spuntare fuori dal mare, erano pallide come lei, i loro lunghi e bei capelli non si agitavano più nel vento, erano stati tagliati.
«Li abbiamo dati alla strega, perché ti venisse a aiutare affinché tu non muoia questa notte. Allora ci ha dato un coltello; eccolo! vedi com'è affilato? Prima che sorga il sole devi infilzarlo nel cuore del principe; quando il suo caldo sangue bagnerà i tuoi piedi, questi riformeranno una coda di pesce e tu ridiventerai una sirena e potrai gettarti in acqua con noi e vivere i tuoi trecento anni prima di morire e diventare schiuma salata. Fai presto! O tu o lui dovete morire prima che sorga il sole! La nonna soffre tanto e ha perso tutti i capelli bianchi, e i nostri sono caduti sotto le forbici della strega. Uccidi il principe e torna indietro! Presto! non vedi quella striscia rossa nel cielo? Tra pochi minuti sorgerà il sole e allora morrai!» Sospirarono profondamente e si reimmersero tra le onde.
La sirenetta sollevò il tappeto di porpora della tenda e vide la bella sposina dormire col capo sul petto del principe, si chinò verso di lui e gli baciò la bella fronte, guardò verso il cielo dove la luce dell'alba si faceva sempre più intensa, guardò il coltello affilato e poi fissò di nuovo gli occhi del principe, che in sogno pronunciò il nome della sua sposa; solo lei era nei suoi pensieri, e il coltello tremò nella mano della sirena. Allora lo gettò lontano tra le onde, che brillarono rosse dove era caduto: sembrava che gocce di sangue zampillassero dall'acqua. Ancora una volta guardò con lo sguardo spento verso il principe; poi si gettò in mare e sentì che il suo corpo si scioglieva in schiuma.

Il sole sorse alto sul mare, i raggi battevano caldi sulla gelida schiuma e la sirenetta non sentì la morte, vedeva il bel sole e su di lei volavano centinaia di bellissime creature trasparenti; attraverso le loro immagini poteva vedere la bianca vela della nave e le rosse nuvole del cielo, la loro voce era una melodia così spirituale che nessun orecchio umano poteva sentirla; così come nessun occhio umano poteva vederle. Volavano nell'aria senza ali, grazie alla loro stessa leggerezza. La sirenetta vide che aveva un corpo come il loro, e che si sollevava sempre più dalla schiuma.
«Dove sto andando?» chiese la sirenetta, e la sua voce risuonò come quella delle altre creature, così spirituale che nessuna musica terrena poteva riprodurla.
«Dalle figlie dell'aria!» le risposero. «Le sirene non hanno un'anima immortale e non possono ottenerla se non conquistando l'amore di un uomo! La loro esistenza immortale dipende da una forza estranea. Anche le figlie dell'aria non hanno un'anima immortale, ma possono conquistarne una da sole, tramite le buone azioni. Noi andiamo verso i paesi caldi; dove l'aria calda e pestilenziale uccide gli uomini, noi portiamo il fresco. Spandiamo il profumo dei fiori nell'aria e portiamo ristoro e guarigione. Se per trecento anni interi continuiamo a fare tutto il bene che possiamo, otteniamo un'anima immortale e possiamo partecipare all'eterna felicità degli uomini. Tu, povera sirenetta, lo hai desiderato con tutto il cuore; anche tu, come noi, hai sofferto e sopportato, e sei arrivata al mondo delle creature dell'aria: ora puoi compiere delle buone azioni e conquistarti un'anima immortale fra trecento anni!»
La sirenetta sollevò le braccia trasparenti verso il sole del Signore e per la prima volta sentì le lacrime agli occhi. Sulla nave era ripresa la vita e il rumore; vide che il principe e la sua bella sposa la cercavano, e guardarono tristemente verso la schiuma del mare, quasi sapessero che si era gettata tra le onde. Invisibile baciò la sposa sulla fronte, sorrise al principe e salì con le altre figlie dell'aria su una nuvola rosa che navigava nel cielo.
«Fra trecento anni entreremo nel regno di Dio!»

«Anche prima potremo arrivarci» sussurrò una di loro. «Senza farci vedere entriamo nelle case degli uomini, dove c'è qualche bambino; ogni volta che troviamo un bambino buono che rende felici i suoi genitori e merita il loro amore, il Signore ci abbrevia il periodo di prova. Il bambino non sa quando entriamo in casa, ma noi gli sorridiamo per la gioia, e così ci viene tolto un anno dei trecento che ci toccano; se invece troviamo un bambino cattivo e capriccioso, allora dobbiamo piangere di dolore e ogni lacrima aumenta di un giorno il nostro tempo di prova!»

Il tenace soldatino di stagno
di Hans Christian Andersen


C'erano una volta venticinque soldati di stagno, tutti fratelli tra loro perché erano nati da un vecchio cucchiaio di stagno. Tenevano il fucile in mano, e lo sguardo fisso in avanti, nella bella uniforme rossa e blu. La prima cosa che sentirono in questo mondo, quando il coperchio della scatola in cui erano venne sollevata, fu l'esclamazione: «Soldatini di stagno!» gridata da un bambino che batteva le mani; li aveva ricevuti perché era il suo compleanno, e li allineò sul tavolo.
I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l'ultimo era un po' diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non c'era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe e proprio lui ebbe una strana sorte.
Sul tavolo dove erano stati appoggiati c'erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l'attenzione era un grazioso castello di carta. Attraverso le finestrelle si poteva vedere nelle sale. All'esterno si trovavano molti alberelli intorno a uno specchietto che doveva essere un lago; vi nuotavano sopra e vi si rispecchiavano cigni di cera. Tutto era molto grazioso, ma la cosa più carina era una fanciulla, in piedi sulla porta aperta del castello; anche lei era fatta di carta, ma aveva la gonna di lino finissimo e un piccolo nastro azzurro drappeggiato sulle spalle con al centro un lustrino splendente, grande come il suo viso. La fanciulla aveva entrambe le mani tese in alto, perché era una ballerina, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno, non vedendola, credette che anch'ella avesse una gamba sola, proprio come lui. “Quella sarebbe la sposa per me!” pensò “ma è molto elegante e abita in un castello; io invece ho solo una scatola e ci abitiamo in venticinque, non è certo un posto per lei! comunque devo cercare di fare conoscenza!” Si stese lungo com'era dietro una tabacchiera che si trovava sul tavolo; da lì poteva vedere bene la graziosa fanciulla che continuava a stare su una gamba sola, senza perdere l'equilibrio.
A sera inoltrata gli altri soldatini di stagno entrarono nella scatola e gli abitanti della casa andarono a letto. Allora i giocattoli cominciarono a divertirsi: si scambiavano visite ballavano, giocavano alla guerra. I soldatini di stagno rumoreggiavano nella scatola, perché desideravano partecipare ai divertimenti, ma non riuscirono a togliere il coperchio. Lo schiaccianoci faceva le capriole e il gesso si divertiva sulla lavagna, facevano un tale rumore che il canarino si svegliò e cominciò a parlare in versi.
Gli unici che non si mossero affatto furono il soldatino di stagno e la piccola ballerina; lei si teneva ritta sulla punta del piede con le due braccia alzate, lui con pari tenacia restava dritto sulla sua unica gamba e gli occhi non si spostavano un solo momento da lei.
Suonò mezzanotte e tac... si sollevò il coperchio della tabacchiera, ma dentro non c'era tabacco, bensì un piccolissimo troll nero, perché era una scatola a sorpresa.
«Soldato!» disse il troll «smettila di guardare gli altri!»
Ma il soldatino finse di non sentire.
«Aspetta domani e vedrai!» gli disse il troll.
Quando l'indomani i bambini si alzarono, il soldatino fu messo vicino alla finestra e, non so se fu il troll o una folata di vento, la finestra si aprì e il soldatino cadde a testa in giù dal terzo piano. Fu un volo terribile, a gambe all'aria, poi cadde sul berretto infilando la baionetta tra le pietre.
La domestica e il ragazzino scesero subito a cercarlo, ma sebbene stessero per calpestarlo, non riuscirono a vederlo. Se il soldatino avesse gridato: “Sono qui!” lo avrebbero certamente trovato, ma lui pensò che non fosse bene gridare a voce alta perché era in uniforme. Cominciò a piovere, le gocce cadevano sempre più fitte e venne un bell'acquazzone: quando finalmente smise di piovere arrivarono due monelli.
«Guarda!» disse uno «c'è un soldatino di stagno! adesso lo facciamo andare in barca.»
Fecero una barchetta con un giornale, vi misero dentro ii soldatino e lo fecero navigare lungo un rigagnolo; gli correvano dietro battendo le mani. Dio ci salvi! che ondate c'erano nel rigagnolo, e che corrente! Tutto a causa dell'acquazzone. La barchetta andava su e giù e ogni tanto girava su se stessa così velocemente che il soldatino tremava tutto, ma ciò nonostante, tenace com'era, non batté ciglio, guardò sempre davanti a sé e tenne il fucile sotto il braccio.
Improvvisamente la barchetta si infilò in un passaggio sotterraneo della fogna; era così buio che al soldatino sembrava d'essere nella sua scatola.
“Dove sto andando?” pensò. “Sì, tutta colpa del troll! Ah, se solo la fanciulla fosse qui sulla barca con me, allora non mi importerebbe che fosse anche più buio.”
In quel mentre sbucò fuori un grosso ratto, che abitava nella fogna.
«Hai il passaporto?» chiese. «Tira fuori il passaporto!» Ma il soldatino restò zitto e tenne il fucile ancora più stretto. La barchetta passò oltre e il ratto si mise a seguirla. Hu! come digrignava i denti e gridava alle pagliuzze e ai trucioli: «Fermatelo! Fermatelo! non ha pagato la dogana! non ha mostrato il passaporto!».
Ma la corrente si fece sempre più forte e il soldatino scorgeva già la luce del giorno alla fine della fogna, quando sentì un rumore terribile, che faceva paura anche a un uomo coraggioso; pensate, il rigagnolo finiva in un grande canale, e per il soldatino era pericoloso come per noi capitare su una grande cascata.
Ormai era così vicino che gli era impossibile fermarsi. Si irrigidì più che poté, perché nessuno potesse dire che aveva avuto paura. La barchetta girò su se stessa tre, quattro volte e ormai era piena di acqua fino all'orlo e stava per affondare. Il soldatino sentiva l'acqua arrivargli alla gola, e la barchetta affondava sempre più; la carta intanto si disfaceva. L'acqua gli coprì anche la testa – allora pensò alla graziosa ballerina che non avrebbe rivisto mai più, e si sentì risuonare nelle orecchie:

Addio, bel soldatino
morir dovrai anche tu

La carta si disfece del tutto e il soldatino di stagno andò a fondo, ma subito venne inghiottito da un grosso pesce.
Oh, com'era buio là dentro! ancora più buio che nella fogna, e poi era così stretto; ma il soldatino era tenace e restò lì disteso col fucile in spalla.
Il pesce si agitava in modo terribile, poi si calmò e fu come se un lampo lo attraversasse. La luce ormai splendeva e qualcuno gridò: «Il soldatino di stagno!». Il pesce era stato pescato, portato al mercato, venduto e portato in cucina dove una ragazza lo aveva tagliato con un grosso coltello. Prese con due dita il soldatino e lo portò in salotto dove tutti volevano vedere quell'uomo straordinario che aveva viaggiato nella pancia di un pesce; ma lui non si insuperbì. Lo misero sul tavolo e... oh, che stranezze succedono nel mondo! il soldatino si trovò nella stessa sala in cui era stato prima, vide gli stessi bambini e i giocattoli che erano sul tavolo, il bel castello di carta con la graziosa ballerina, che ancora stava ritta su un piede solo e teneva l'altro sollevato; anche lei era tenace e questo commosse il soldatino che stava per piangere lacrime di stagno, ma questo non gli si addiceva. La guardò, e lei guardò lui, ma non dissero una sola parola.
In quel mentre uno dei bambini più piccoli prese il soldatino e lo gettò nella stufa, e proprio senza alcun motivo, sicuramente era colpa del troll della tabacchiera.
Il soldatino vide una gran luce e sentì un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la fiamma del fuoco o quella dell'amore. I suoi colori erano ormai sbiaditi, ma chi poteva dire se fosse per il viaggio o per la pena d'amore? Il soldatino guardò la fanciulla e lei guardò lui, e lui si sentì sciogliere, ma ancora teneva ben stretto il fucile sulla spalla. Intanto una porta si spalancò e il vento afferrò la ballerina che volò come una silfide proprio nella stufa vicino al soldatino. Sparì con una sola fiammata, e anche il soldatino si sciolse completamente. Quando il giorno dopo la domestica tolse la cenere, del soldatino trovò solo il cuoricino di stagno, della ballerina il lustrino tutto bruciacchiato e annerito.

 



Grande successo di pubblico per la seconda edizione di Fantasticolgiate, l’appuntamento con la fantasia, edicato quest’anno a Cenerentola, che nelle due domeniche 19 e 26 settembre ha visto la partecipazione di oltre 7.000 ersone, tra adulti e bambini. Pricnipe, Fatima e Araldi alla ricerca di Cenerentola!!
Grazie anche alla temperatura mite e ad un bel sole che ha scaldato entrambe le giornate, i visitatori sono stati veramente numerosi.
Molti sono arrivati da fuori provincia, tanto che l’ambito castello di cioccolato, sorteggiato tra tutti i partecipanti alla fine della seconda domenica, è stato vinto da un bambino di Meda, a differenza della carrozza di zucchero e cioccolato vinta, domenica 19, da un bambino di Olgiate.
Molto apprezzati gli spettacoli che si sono susseguiti nel corso della manifestazione, con artisti provenienti da varie parti d’Italia e non solo: i Mini-Dlin, un simpatico gruppo di artisti di San Pietroburgo, si è esibito in uno spettacolo di incredibili marionette comiche, lasciando veramente a bocca aperta gli spettatori.
Ma applauditissime e molto gradite ai bambini sono state anche tutte le altre esibizioni: dagli spettacoli di burattini al teatro di strada, dai laboratori interattivi ai cantastorie, ai giocolieri, ai mangiafuoco.
E molto apprezzata è stata la 21° mostra internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia, allestita nelle sale del Medioevo dall’11 settembre al 10 ottobre, con più di 300 opere di disegnatori di tutto il mondo.
Un doveroso ringraziamento và a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione, che ha richiesto un notevole sforzo organizzativo e il lavoro di tantissimi volontari.
La premiazione del Vincitore della corrozza di zuccheroUn grazie, quindi, alle scuole, che hanno realizzato addobbi, striscioni, disegni, zucche, carrozze, topini, persino una mostra di scarpette, alla scuola media, che ha messo a disposizione spazi e personale, un grazie alle sarte, che hanno preparato i costumi e ai falegnami, le carrozze e l’orologio, ai pasticceri, per i dolci premi vinti nel corso delle due domeniche, alle associazioni olgiatesi e ai volontari che hanno lavorato alle casse, ai laboratori, in cucina, nei parcheggi, a chi ha messo a disposizione e allestito la meravigliosa esposizione di zucche, grazie agli sponsor, che hanno permesso di organizzare una festa per i bambini a costo zero per l’amministrazione.
Appuntamento alla prossima edizione di Fantasticolgiate, con nuove sorprese e, ci auguriamo, altrettanti visitatori.

 

E dopo Pinocchio, ecco arrivare Cenerentola!!

Da Sarmede, piccolo paese in provincia di Treviso, ecco tornare la Mostra Internazionale d'illustrazione per l'infanzia, giunta alla sua 21° edizione e dedicata a Cenerentola.
L'inaugurazione ufficiale avverrà Sabato 11 settembre 2004 presso il centro congressi Medioevo.

La mostra, composta da più di 300 opere originali di 43 autori diversi, provenienti da tutto il mondo, resterà a Olgiate dall' 11 settembre al 10 ottobre

Sarà possibile visitare la mostra tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00, il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00
Inoltre sarà possibile effettuare visite guidate per le scolaresche e gruppi la mattina, su prenotazione.
A tal proposito ricordiamo che per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la Biblioteca Comunale S. Mondo al numero 031.946388
La mostra itinerante proveniente da Sarmede, paese conosciuto in tutta Italia come "il Paese della fiaba", riveste un'importanza internazionale nel campo dell'illustrazione per l'infanzia tanto che è patrocinata dall'Unicef.
Dal 1991, oltre che negli spazi espositivi della provincia di Treviso la rassegna è stata ospitata in prestigiose città italiane ed europee, da Venezia e Madrid, passando per Parigi, Lisbona, Stoccarda, Siviglia, Roma fino a Olgiate:merito indubbio di questo successo è stato il compianto maestro Stepan Zavrel che una volta stabilitosi a Sarmede, fu l'artefice principale di questa connotazione itinerante e apertura oltre i propri confini regionali.
Sin dalle prime edizioni, la Mostra ha affiancato al fatto puramente espositivo tutta una serie di attività didattiche, promozionali per il territorio che hanno proprio in Sarmede la massima espressione: tutta una città si trasforma in borgo incantato, dove si può veramente respirare l'atmosfera ormai un po' dimenticata della fiabe, entrare a contatto con i personaggi che anno dopo anno vengono scelti come simbolo, dal Gatto e la Volpe alla Fata Turchina, oltre a Streghe, Maghi, Gnomi etc.
Stimolati dalla visita a Sarmede e forti del successo fatto registrare dalla mostra nel gennaio del 2003 dedicata a "Pinocchio", ( e ancora prima nel dicembre 2000 con tema "le Streghe") gli Amministratori Comunali di Olgiate hanno deciso di fare le cose in grande stile.
In collaborazione con l'Assessorato alla Cultura, la Biblioteca S. Mondo, la Pro Loco e le Associazioni Olgiatesi, oltre a tanti volontari (stimati attorno al centinaio) sono state messe in cantiere tantissime iniziative dedicate a grandi e piccoli, racchiuse sotto il nome di "FantasticOlgiate", un marchio che servirà anche negli anni a venire per distinguersi sull'intero territorio.
La novità più grossa è rappresentata dall'allestimento di un vero e proprio "Paese della Fiaba".
Durante le giornate di Domenica 19 e 26 settembre, come peraltro gà avventuo per Pinocchio, a partire dalle 10.30 fino alle 18 sarà chiusa al traffico tutta la zona che comprende Palazzo Volta e le vie limitrofe di accesso: ad ognuno dei quattro ingressi individuati ci saranno dei teloni dipinti a mano che celeranno il mondo incantato del Villaggiod ella Fiaba, dove troveranno spazio l'orchestrina, la giostra dei cavalli, l'albero della cuccagna, il teatro dei burattini di Vighizzolo.
Inoltre saranno programmati spettacoli con mangiafuoco, saltimbanchi e cantastorie; si potrà incontrare inoltre il Principe che con il fido Paggetto saranno alla ricerca dell'amata Cenerentola...e chi riuscirà ad indossare la scarpina?

Di sicuro richiamo saranno i laboratori ludici e creativi che saranno posizionati nel parco di Villa Camilla e saranno comunicanti con la Biblioteca, dove sarà allestita una mostra di libri a tema e una affascinate bibliomostra on-line.

Non si potrà fare a meno di rifocillarsi all'interno del Cortile dei Golosi dove le tentazioni saranno tante, dalla cioccolata calda al vin brulè, passando per i biscotti, lo zucchero filato, dolciumi di ogni tipo fino al Matoch, il dolce tipico di Olgiate.

Per informazioni e per prenotare le visite guidate per le scolaresche, da effettuarsi nei giorni di martedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 12 si può contattare la Biblioteca Comunale al numero 031-946388.

 

 

Ecco la MAPPA
del Villaggio Incantato del CENERENTOLA.

Sabato 11 Settembre 2004

Inaugurazione della 19a Mostra Internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia

Sabato 18 Settembre 2004
Ore 21.00, P.zza Volta,
GRAN BALLO di CENERENTOLA

a seguire...

SPETTACOLO PIRO-MUSICALE,
fuochi d'artificio con cascate, fontane danzanti ed effetti luce lampeggianti con simulazioni d'incednio, il tutto con accompagnamento musicale.

Domenica 19 settembre 2004
Dalle ore 10.00 alle ore 19

Spettacoli ed attrazioni per tutto il giorno

MATTINA

Ore 10.30
Laboratori Ludici e creativi da parte curati dalla PRO LOCO
CORTILE DEI GOLOSI: Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) a cura dei pasticceri Olgiatesi
Mostra "La scarpina di cristallo" di Adamo Stradivarius
Bibliomostra On-Line a cura della Biblioteca S. Mondo di Olgiate
Ore 10.30 e 11.30
Gruppo MaMo (S.Fermo -CO) "Bibbidi Bobbidi Bu" letture animate e laboratori creativi per i più piccoli, con la costruzione di topini, corone...
Ore 10.45
Teatro Carillon (Torino), "Tiramisu", il presentatore, la ballerina, il clown e la soubrette s'improvvisano teatranti di strada.
Ore 10.45 e 11.30 e 12.45
Michela Merazzi (Cagno-CO), "C come Cenerentola", narrazioni intorno alla fiaba di cenerentola.
Ore 11.00
ArtTeatro (Cazzago Brabbia-VA), "Briciole", storie comiche divertenti dolci e poetiche.
Ore 11.30
Fernando Della Chiesa (Biandronno-Va) Spettacolo di burattini
Ore 11.45
Teatro dell'Aleph (Bellusco -MI), Una dolce parodia della vita, vista attraverso gli occhi dei clown Julio e Serafina

POMERIGGIO

Ore 14.15
Laboratori Ludici e creativi da parte curati dalla PRO LOCO
CORTILE DEI GOLOSI: Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) a cura dei pasticceri Olgiatesi
Mostra "La scarpina di cristallo" di Adamo Stradivarius
Bibliomostra On-Line a cura della Biblioteca S. Mondo di Olgiate
Ore 14.15 e 15.15 e 16.15
* Mostra "La scarpina di cristallo" di Adamo Stradivarius
Ore 14.15 e 17.00
* GLI ECCENTRICI Dadaro',(Milano), "Escalescion"...due strampalati clown, due strane scale.
Ore 14.30
* I KIRLY BIRLY (Como), "Divertiamo divertendoci...clown, sculture di palloncini e altro"
Ore 14.30 e 15.45
* La Baracca di Monza, "Che tipo quel topo", la storia del Topolino Berry e della Sig.ra Rosetta.
Ore 15.00
Teatro Carillon (Torino), "Tiramisu", il presentatore, la ballerina, il clown e la soubrette s'improvvisano teatranti di strada.
Ore 15.30
ArtTeatro (Cazzago Brabbia-VA), "Briciole", storie comiche divertenti dolci e poetiche.
Ore 15.00 e 16.30
Gruppo MaMo (S.Fermo -CO) "Bibbidi Bobbidi Bu" letture animate e laboratori creativi per i più piccoli, con la costruzione di topini, corone...
Ore 15.30 e 16.30
Fernando Della Chiesa (Biandronno-Va) Spettacolo di burattini
Ore 16.00
Teatro dell'Aleph (Bellusco -MI), Una dolce parodia della vita, vista attraverso gli occhi dei clown Julio e Serafina
Ore 18.00
Jambée Olgiate. "Mangiafuoco, Bonghi e percussioni"
Ore 18.00
CONSERVA IL BIGLIETTO d'INGRESSO:
Ci sarà l'ESTRAZIONE della Carrozza di cioccolato e zucchero realizzata dalla PASTICCERIA MAINO di Olgiate C.sco


Domenica 26 settembre 2004
Dalle ore 10.00 alle ore 19
Spettacoli ed attrazioni per tutto il giorno

* Tutto il giorno Laboratori Ludici e creativi

* Instabile Quick (Fermo-VA)
"Cenere, cenere, cenere", rivisitazione poetica e divertente della fiaba di Cenerentola.

* Teatro Carillon (Torino), "Tiramisu", il presentatore, la ballerina, il clown e la soubrette s'improvvisano teatranti di strada.

* Teatro delle Selve (Vacciago d'Ameno-NO), teatrino mobile che si anima in continuazione di sorprese e magie!!

*Gruppo MaMo (S.Fermo -CO) "Bibbidi Bobbidi Bu" letture animate e laboratori creativi per i più piccoli, con la costruzione di topini, corone...

* Fata Morgana (Como), "Vassilissa la bella". Una tenera Cenerentola russa.

* Michela Merazzi (Cagno-CO), "C come Cenerentola", narrazioni intorno alla fiaba di cenerentola.

* Ivano Rota (Cantù) "L'eroe dei due laghi" we "Re Artù, Lancillotto e il pentolone magico", spettacolo di burattini

* Mangiafuoco e Giocoleria

* Bibliomostra On-Line a cura della Biblioteca S. Mondo di Olgiate

* Mostra "La scarpina di cristallo" di Adamo Stradivarius

* Zucchero filato. Animazione e golosità.

* Jambée. Bonghi e percussioni.

* Ikirly Birly (Como), "Divertiamo divertendoci...clown, sculture di palloncini e altro"

* CORTILE DEI GOLOSI: Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) a cura dei pasticceri Olgiatesi


E ancora: fai un giro sulla giostra dei cavalli, un salto in Biblioteca a curiosare tra i libri e i siti internet dedicati a Cenerentola, una passeggiata lungo la Via dei Balocchi e poi... merenda nel Cortile dei Golosi.
E non dimenticare di visitare la bellissima “Mostra Internazionale di Illustrazioni per l’Infanzia”!



La Befana è stata particolarmente generosa quest’anno con gli abitanti di Olgiate Comasco.
Nel suo sacco, infatti, la vecchia signora ha portato da Sarmede, piccolo paese in provincia di Treviso, la 19° Mostra Internazionale d’illustrazione per l’infanzia dedicata a Pinocchio.
Inaugurata ufficialmente lunedì 6 gennaio presso il centro congressi Medioevo, cui è seguita la proiezione del Pinocchio di Benigni, la mostra, composta da più di 300 opere originali di 43 autori diversi, provenienti da tutto il mondo, resterà a Olgiate fino al 9 febbraio.
Sarà possibile visitare la mostra tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 18, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 19.
La mostra itinerante proveniente da Sarmede, paese conosciuto in tutta Italia come “il Paese della fiaba”, riveste un’importanza internazionale nel campo dell’illustrazione per l’infanzia tanto che è patrocinata dall’Unicef.
Dal 1991, oltre che negli spazi espositivi della provincia di Treviso la rassegna è stata ospitata in prestigiose città italiane ed europee, da Venezia e Madrid, passando per Parigi, Lisbona, Stoccarda, Siviglia, Roma fino a Olgiate:merito indubbio di questo successo è stato il compianto maestro Stepan Zavrel che una volta stabilitosi a Sarmede, fu l’artefice principale di questa connotazione itinerante e apertura oltre i propri confini regionali.
Sin dalle prime edizioni, la Mostra ha affiancato al fatto puramente espositivo tutta una serie di attività didattiche, promozionali per il territorio che hanno proprio in Sarmede la massima espressione: tutta una città si trasforma in borgo incantato, dove si può veramente respirare l’atmosfera ormai un po’ dimenticata della fiabe, entrare a contatto con i personaggi che anno dopo anno vengono scelti come simbolo, dal Gatto e la Volpe alla Fata Turchina, oltre a Streghe, Maghi, Gnomi etc.
Folgorati dalla visita a Sarmede e stimolati dal successo della precedente visita della mostra ad Olgiate, nel dicembre 1999 con tema “le Streghe”, gli Amministratori Comunali di Olgiate hanno deciso di fare le cose in grande stile.
In collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, la Biblioteca S. Mondo, la Pro Loco e sette associazioni cittadine, oltre a tanti volontari (stimati attorno al centinaio) sono state messe in cantiere tantissime iniziative dedicate a grandi e piccoli, racchiuse sotto il nome di “FantasticOlgiate”, un marchio che servirà anche negli anni a venire per distinguersi sull’intero territorio.
La novità più grossa è rappresentata dall’allestimento di un vero e proprio “Paese della Fiaba”.
Durante le giornate di Domenica 12 e 19 gennaio, a partire dalle 10.30 fino alle 18 sarà chiusa al traffico tutta la zona che comprende Palazzo Volta e le vie limitrofe di accesso: ad ognuno dei quattro ingressi individuati ci saranno dei teloni dipinti a mano che celeranno il mondo incantato di Pinocchio, dove troveranno spazio l’orchestrina, la giostra dei cavalli, l’albero della cuccagna, il teatro dei burattini di Vighizzolo.
Inoltre saranno programmati spettacoli con mangiafuoco, saltimbanchi e cantastorie; si potrà andare a spasso con Pinocchio e Geppetto, scappare a gambe levate da Mangiafuoco e incontrare la fata Turchina.
Di sicuro richiamo saranno i laboratori ludici e creativi che saranno posizionati sotto un tendone riscaldato nel parco di Villa Camilla e saranno comunicanti con la Biblioteca, dove sarà allestita una mostra di libri a tema e una affascinate bibliomostra on-line. Non si potrà fare a meno di rifocillarsi all’interno del Cortile dei Golosi dove le tentazioni saranno tante, dalla cioccolata calda al vin brulè, passando per i biscotti, lo zucchero filato, dolciumi di ogni tipo fino al Matoch, il dolce tipico di Olgiate.
Per il programma dettagliato visitate il sito internet www.prolocolgiate.it .
Per informazioni e per prenotare le visite guidate per le scolaresche, da effettuarsi nei giorni di martedì, venerdì e sabato dalle 9 alle 12 si può contattare la Biblioteca Comunale al numero 031-946388.


Ecco la MAPPA
del Villaggio Incantato del Pinocchio

 

Lunedi 6 gennaio 2003
Ore 16.30Inaugurazione della 19a Mostra Internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia
Ore 17.30proiezione del film “Pinocchio” di Benigni
Ore 21.00Replica del film “Pinocchio”
Domenica 12 gennaio 2003
Ore 10.00Apertura di “Fantasticolgiate”
Ore 10.30* Laboratori Ludici e creativi da parte curati dalla PRO LOCO
* Yappies. Spettacolo di animazione di strada - prima parte -.
* Pinocchio racconta. Letture animate per i più piccoli.
* Zucchero filato. Animazione e golosità.

* Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) a cura dei pasticceri Olgiatesi

Ore 11.30* Guitti, attori... saltimbanchi. - prima parte - Teatro di strada.
* Pinocchio racconta. Letture animate per i più piccoli.

Ore 12.30

Tutti al Cortile dei Golosi per il pranzo!
Ore 14.30* Laboratori Ludici e creativi da parte curati dalla PRO LOCO
* Spettacolo di burattini.
* Pinocchio racconta. Letture animate per i più piccoli.
* Yappies. Spettacolo di animazione di strada - seconda parte -.
Ore 15.30* Guitti, attori... saltimbanchi - seconda parte - Teatro di strada.
Ore 16.30* Spettacolo di burattini e marionette.
* Pinocchio racconta. Letture animate per i più piccoli.
Inoltre, per tutto il pomeriggio
* Mangiafuoco e giocolieri.
* La statua di Pinocchio. Mimo.
* Jambée. Bonghi e percussioni.
* Orhestrina Pinocchio.
* Zucchero filato. Animazione e golosità

* Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) a cura dei pasticceri Olgiatesi
Domenica 19 gennaio 2003
Ore 10.00Apertura di “Fantasticolgiate”
Ore 10.30
* Laboratori Ludici e creativi da parte curati dalla PRO LOCO
* La Fabbrica dei Clown. Spettacolo di animazione di strada - prima parte
* Pinocchio racconta. Letture animate per i più piccoli.
* Zucchero filato. Animazione e golosità.
* Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) a cura dei pasticceri Olgiatesi
Ore 11.30* Il carretto di Pan. - prima parte - Teatro di strada.
* Pinocchio racconta. Letture animate per i più piccoli.
Ore 12.30 Tutti al Cortile dei Golosi per il pranzo!
Ore 14.30 * Laboratori Ludici e creativi da parte curati dalla PRO LOCO
* Spettacolo di burattini e marionette.
* Pinocchio racconta. Letture animate per i più piccoli.
* La Fabbrica dei Clown. Spettacolo di animazione di strada - seconda parte -.
Ore 15.30* Il carretto di Pan. - seconda parte - Teatro di strada.
Ore 16.30* Spettacolo di burattini.
* Pinocchio racconta. Letture animate per i più piccoli.

Inoltre, per tutto il pomeriggio
* Mangiafuoco e giocolieri.
* La statua di Pinocchio. Mimo.
* Jambée. Bonghi e percussioni.
* Orhestrina Pinocchio.
* Zucchero filato. Animazione e golosità.
* Cioccolata, Biscotti e il MATOCH (Dolce tipico di Olgiate) a cura dei pasticceri Olgiatesi

E ancora: fai un giro sulla giostra dei cavalli, un salto in Biblioteca a curiosare tra i libri e i siti internet dedicati a Pinocchio, una passeggiata lungo la Via dei Balocchi e poi... merenda nel Cortile dei Golosi.
E non dimenticare di passare dai Laboratori (Officina Pinocchio) e di visitare la bellissima “Mostra Internazionale di Illustrazioni per l’Infanzia”!


Pinocchio
Storia di un burattino
 
PINOCCHIO AMARCORD
www.pinocchio.it
 
Il sito della fondazione Collodi

"il mio Pinocchio"

Curiosa e affascinante ipotesi su come e dove potrebbe essere nato Pinocchio

www.europinocchio.it
Tutto su Pinocchio e su benigni

Il naso e la menzogna

Il naso di Pinocchio: per una didattica della menzogna

Il capolavoro involontario
 
Curiosità sul papà di Pinocchio, C. Lorenzini (Collodi)

Interpretazioni

Esempi delle tante interpretazioni date a Pinocchio

Le musiche di Pinocchio
 
Puoi ascoltare le musiche dedicate a Pinocchio e leggere i testi delle canzoni

La favola narrata

Si possono ascoltare alcuni dei capitoli (10) de "le avventure di Pinocchio"

Pinocchio di O. Tomei
26 tavole della pittrice O. Tomei illustranti la favola di Collodi

Io & Pinocchio

sito dedicato a Pinocchio

Le bugie di Pinocchio
sito dedicato a Pinocchio

Pinocchio di F. Viola

Pinocchio illustrato dalle sculture di F. Viola, + scarica gratis la favola originale

Pinocchio in rete
 
Gli episodi, disegni, link su Pinocchio. sito dedicato ad una scuola

Pinocchio in Inglese

The Adventures of Pinocchio C. Collodi (in Ingl.)

www.pinocchio.org
 
Servizi per ragazzi disabili, tradotto in tutte le lingue europee

Pinocchio da colorare

Stampa e colora i Pinocchi (W. Disney)

Pinocchio di Walt Disney
 
Produzione, artisti, galleria e storia (in Ingl.)
Sarmede, la città della fiaba,
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